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44. Giuseppe

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Giuseppe, cacciatore di opportunità

“I maltesi sono ritardati perché si sposano fra cugini. All’inizio quando me lo dicevano ridevo, ma adesso ho capito che non era una battuta”

Camminiamo per le vie di San Giljan, a Paceville, fra i locali che si stanno rifacendo il trucco per la sera, cercando di scansare rigagnoli gonfi di acqua e sporcizia. Questo è il quartiere della movida dove gli under 30 di tutta Europa vengono a scatenare i peggiori istinti con la scusa di imparare l’inglese, rovinando quel poco di reputazione nazionale che alcuni stati conservano a fatica. Tanti anche gli inglesi che evidentemente non avendo bisogno di ripassare la lingua non ho ancora ben capito che ci stiano a fare.

Sono stato anche io uno di quei turisti minorenni da assalto. Sono passati 13 anni, ma ricordo tutto, anche la strada per arrivare dalla spiaggia alla scuola di lingue dell’EF.

“Lo sai come lo chiamano qui l’EF? Easy Fuck”. Ne capisco il senso, ma nei miei ricordi su quest’isola fra entusiasmanti calcetti, sbronze immaginarie col Bacardi e biancheria lavata nei bidet non trovo nessuna immagine di me che mi accoppio. Però sono sicuro che non sia andata a tutti nello stesso modo.

La mia guida abita qui da più di un anno, si è trasferito per lavoro, ma sta già meditando di andare via: “Il fatto è che quest’isola è piccola, dopo un mese già l’avevo vista tutta”. Già Malta è piccola, ma almeno ha una dimensione vivibile: ”No, quest’isola è piccola e piena di problemi. Uno su tutti? Il traffico. Ho dovuto vendere la macchina per il traffico che c’è, mi sono comprato una moto usata.” Non ricordavo avesse la patente per la moto. “No infatti non ce l’ho, ma quando sono andato a fare i documenti per l’assicurazione mi hanno detto che non c’era nessun problema. Diciamo che i maggiori business di quest’isola sono l’assenza di regole rigide e tasse bassissime. Ecco perché qui hanno sede tantissime società, soprattutto di gaming.”

Assaggio una di quelle specie di capperi con il gambo lungo e credo che le prime conquiste fatte siano le più faticose da raggiungere e da mollare. Il vento d’autunno spazzola la spiaggia, ma se scattassi una foto si vedrebbe solo il sole. Non ho ancora detto una parola, mi aggiusto sulla sedia, sorseggio la Cisko e mi lascio convincere che sia normale alla fine costruirsi una comfort zone, un orto da coltivare che non ci sfamerà mai, che non ci potrà mai appagare; destinati a invidiare quelli dei vicini, quelli immaginifici.

 

 

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