Archivi categoria: Novelle Suicide

50. Valerio

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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fonte: incontroallaspina.com

Valerio, il terrorista

Quando cammino di notte per la strada cerco di assumere una posa cattiva, allungo la falcata del passo, allargo le spalle e metto il broncio. Lo faccio perché sono convinto che chi non terrorizza si ammala di terrore, come diceva una vecchia canzone.

Sentivo il rumore dei passi negli spazi di silenzio fra una macchina e l’altra, ma non volevo voltarmi. Pensavo che se mi fossi voltato avrei dato un segno di debolezza e il mio aggressore avrebbe iniziato a correre per raggiungermi e io, ancora con il collo girato, non avrei avuto lo scatto necessario per sfuggirgli. Così cercai di assumere una posa cattiva, talmente cattiva che avrebbe dovuto capirlo da lì dietro, senza neanche bisogno di vedere il broncio che avevo già messo sulla faccia. Allungai la falcata, allargai le spalle e inizia a scalciare ogni quattro o cinque passi che facevo. Ero talmente carico che per lunghi attimi mi dimenticai il motivo per cui avevo iniziato quella pantomima, fino a quando il motivo non mi sorpassò, mani in tasca e berretto di lana, fino a precedermi stabilmente di una decina di passi. Logica avrebbe voluto che mi sgonfiassi, rilassassi il corpo per continuare a godere di quella passeggiata, invece lo puntai. Iniziai una rapida risalita per diminuire la distanza che ci separava, respiravo con affanno anche solo per mettergli un pò d’ansia, lui non mi sentì fino a quando non gli arrivai due passi dietro le spalle. A quel punto si girò, tirò fuori un coltello e me lo conficcò in gola, poi iniziò a correre, senza dire una parola.

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49. Luisa

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Luisa, la distratta

Correvo inseguendo la vita, inciampai incontrando la morte.

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48. Amleto

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Amleto, il prematuro

Ricordo poche cose. La luce bassa, i nervi del bacino informicolati e il libro di Queneau sul comodino alla mia sinistra, non ricordo nemmeno le facce di tutti quei parenti. Ricordo solo che poco prima di andarmene, dopo 87 anni quaggiù, i miei occhi stanchi inciamparono su una foto e la voglia di vivere si riaccese all’improvviso e l’abbandono dolce alla vita divenne una lotta rapida e furiosa contro la morte. Non auguro a nessuno di andarsene con ancora addosso il più microscopico desiderio di vita.

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47. Gian Piero

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Gian Piero, l’ultima occasione

Dopo una carriera lunga, costellata di lavoro e orfana di vittorie, Gian Piero ebbe finalmente la sua occasione. E forse la voglia di riscatto o quella di vittoria o magari entrambe lo spinsero ad accettare, immaginando un nuovo capitolo della sua lunga storia, magari un record.

 

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45. Sonia

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Sonia, l’aristocratica

Lo rifiutai per vezzo, me ne pentii tutta una vita.

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44. Giuseppe

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Giuseppe, cacciatore di opportunità

“I maltesi sono ritardati perché si sposano fra cugini. All’inizio quando me lo dicevano ridevo, ma adesso ho capito che non era una battuta”

Camminiamo per le vie di San Giljan, a Paceville, fra i locali che si stanno rifacendo il trucco per la sera, cercando di scansare rigagnoli gonfi di acqua e sporcizia. Questo è il quartiere della movida dove gli under 30 di tutta Europa vengono a scatenare i peggiori istinti con la scusa di imparare l’inglese, rovinando quel poco di reputazione nazionale che alcuni stati conservano a fatica. Tanti anche gli inglesi che evidentemente non avendo bisogno di ripassare la lingua non ho ancora ben capito che ci stiano a fare.

Sono stato anche io uno di quei turisti minorenni da assalto. Sono passati 13 anni, ma ricordo tutto, anche la strada per arrivare dalla spiaggia alla scuola di lingue dell’EF.

“Lo sai come lo chiamano qui l’EF? Easy Fuck”. Ne capisco il senso, ma nei miei ricordi su quest’isola fra entusiasmanti calcetti, sbronze immaginarie col Bacardi e biancheria lavata nei bidet non trovo nessuna immagine di me che mi accoppio. Però sono sicuro che non sia andata a tutti nello stesso modo.

La mia guida abita qui da più di un anno, si è trasferito per lavoro, ma sta già meditando di andare via: “Il fatto è che quest’isola è piccola, dopo un mese già l’avevo vista tutta”. Già Malta è piccola, ma almeno ha una dimensione vivibile: ”No, quest’isola è piccola e piena di problemi. Uno su tutti? Il traffico. Ho dovuto vendere la macchina per il traffico che c’è, mi sono comprato una moto usata.” Non ricordavo avesse la patente per la moto. “No infatti non ce l’ho, ma quando sono andato a fare i documenti per l’assicurazione mi hanno detto che non c’era nessun problema. Diciamo che i maggiori business di quest’isola sono l’assenza di regole rigide e tasse bassissime. Ecco perché qui hanno sede tantissime società, soprattutto di gaming.”

Assaggio una di quelle specie di capperi con il gambo lungo e credo che le prime conquiste fatte siano le più faticose da raggiungere e da mollare. Il vento d’autunno spazzola la spiaggia, ma se scattassi una foto si vedrebbe solo il sole. Non ho ancora detto una parola, mi aggiusto sulla sedia, sorseggio la Cisko e mi lascio convincere che sia normale alla fine costruirsi una comfort zone, un orto da coltivare che non ci sfamerà mai, che non ci potrà mai appagare; destinati a invidiare quelli dei vicini, quelli immaginifici.

 

 

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43. Mauro

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Mauro, sogni a sconti

Avete sognato, avete studiato, qualcosa avrete anche sacrificato e adesso a quanto siete riusciti a venderli i sogni? Io a 700 euro, lordi.

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42. Gloria

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Gloria, nonna per caso

E’ arrivato, come il secondo figlio, ma su questo non ho proprio potuto farci niente. Il mio primo nipote. Non sapevo neanche cosa si doveva fare. Mia madre che fece quando divenne nonna? Non saprei, non ricordo e se non ricordo non deve aver fatto niente di speciale. Certo incredibile c’è ancora chi fa figli in Italia, con tutto quello che hanno fatto per farli smettere. Niente bonus, niente sconti sulle tasse, nessun posto all’asilo e l’incubo del vaccinalo se no sei uno sciamano, del non vaccinarlo se non lo vuoi morto, del vaccinalo, ma non per tutto. Ai miei tempi era più facile, veniva quasi naturale nella prima casa dopo la prima macchina e il primo mutuo, a 24 anni.

Un nipote è l’esempio di come i figli si sopravvalutino senza capire gli sforzi che hai fatto. Finalmente indipendenti e loro che fanno: un figlio, un altro, per di più un neonato. Stavi festeggiando la tua nuova libertà, un futuro dove la massima preoccupazione sarebbe stata quella di ricordare il tuo nome e invece senti già l’odore della merda nel pannolino.

Comunque è arrivato ed è italiano e loro lavorano.

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41. Fulvio

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

 

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Fulvio, il fiero

A 52 mi ritrovai con due figli laureati Luca e Alessandra, avuti da mia moglie Elena, ancora oggi bellissima e spigolosa, un Suv e una moto, una bella villa vicino al centro e un lavoro che amavo. Un bel giro di amici, una splendida libreria in mogano, un salone affrescato come avevo sempre sognato e due Manet. Mi sentivo realizzato, un pò per merito, un pò per fortuna e spararmi con la mia Colt del 1967 mi sembrò la via d’uscita più dignitosa.

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40. Maria

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Maria, quasi quarantenne

Quando non siamo nel buio della nostra solitudine, interpretiamo un personaggio, i più bravi riescono a farne anche più di uno insieme.

Anna aveva giocato una vita intera a fare la maledetta, ripeteva fino al mal di testa:”Non arriverò ai 40 anni”. Penso sia per questo che nell’ultimo giorno del suo trentanovesimo anno si chiuse in garage a respirare il monossido di carbonio partorito dalla sua auto. Fu una morte lenta e soporifera, come quei 39 anni passati senza che fosse accaduto niente.

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