Archivio mensile:luglio 2017

31. Lucio e Paolo

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

Dubai

Lucio e Paolo, turisti per caso

  • Non lo so, eppure mi viene più facile immaginare che siamo un caso
  • Il caso non significa niente, è una formula
  • E allora chiamala formula, siamo una formula che è stata scoperta
  • Una combinazione
  • Tipo
  • Dai e ridai abbiamo aperto la cassaforte
  • Però qualcuno questa combinazione la deve pur aver messa
  • In effetti…
  • Cioè tipo la coca e le mentos quando esplodono, magari i produttori della coca cola e quelli delle mentos non lo sapevano che stavano confezionando separatamente due componenti di una bomba, ma queste reagiscono a prescindere perché è la chimica
  • La natura
  • Sì, più che la natura direi la chimica, ma il concetto è quello…
  • E quindi?
  • E quindi noi siamo esplosi e dopo anni di evoluzione eccoci qua, che continuiamo a nascere, crescere e a sognare di non morire per essere puntualmente smentiti
  • Una formula
  • Una formula, ora resta da capire chi è il Pemberton della situazione
  • Chi?
  • L’inventore della formula
  • Già

Il silenzio che si creò fu di riflessione più che di imbarazzo.

  • Fra tutte preferirei credere nella reincarnazione perché in fondo la cosa che più mi fa paura è il fatto di avere una sola possibilità…
  • Io alla prima non faccio mai niente di buono
  • A chi lo dici
  • Beh comunque anche il Paradiso non è male
  • A parte che non c’è niente di bello a stare per l’eternità come un ebete fra le nuvole, quello che non si capisce del Paradiso è cosa bisogna fare per entrarci, diciamo ha dei requisiti di accesso un po’ troppo vaghi per una cosa così importante
  • Una vita in clausura e poi scopri che non c’è nessuno
  • No zitto, non me lo fare neanche immaginare
  • Però alla fine tutto questo fardello che partorisce sensi di colpa ci ha fatto bene, ci ha permesso di non cannibalizzarci
  • Boh, non so quanto ci ha fatto bene e quanto ci ha danneggiati, l’unica cosa che so è che mi pare che ci sia fin troppo mistero in questo universo per crearne di fittizio

Dubai da lassù sembrava un modellino in 3d.

  • Perché siamo dovuti finire quaggiù?
  • Mi sembrava un luogo simbolico dei tempi che rifiutiamo
  • Allora per completare il quadro mi fumo una sigaretta
  • Io inizio a mangiare – disse stringendo una piccola bacca verde fra l’indice e il pollice

I frutti verdi del conium maculatum, volgarmente detta cicuta, sono altamente velenosi per l’uomo, pochi grammi conducono alla morte per paralisi.

  • Molti la scambiano per cerfoglio, anche come prezzemolo selvatico…in realtà basterebbe spezzare il gambo e sentirne l’odore
  • Di cosa odora?
  • Di pipì di gatto
  • Buona
  • Dici che ci saremmo potuti servire meglio?
  • Va beh facciamo che considero la cena di ieri l’ultimo pasto
  • Temo che sarà un po’ doloroso
  • In che senso?
  • Nel senso che all’inizio potremo sentire un forte mal di pancia
  • E poi
  • E poi convulsioni, problemi motori
  • Va beh problemi motori che ti frega tanto qua dobbiamo stare
  • Per le convulsioni siamo rimasti digiuni per quello, no?
  • Sì, spero bastino 24 ore perché ieri ci siamo strafogati
  • Ho capito e che facevamo l’ultima cena al sacco coi panini?
  • No, no, ma infatti abbiamo fatto bene
  • Andrà tutto bene
  • Speriamo
  • Soprattutto speriamo che questi qui trovandoci insieme in camera non pensino che siamo una coppia gay
  • E che ci fanno, ci ammazzano?

Scoppiarono in una risata becera.

  • Comunque il conto alla fine lo pagherai te, perché la carta che abbiamo messo è la tua
  •  Porca troia! Questo non me lo perdoneranno veramente a casa.

Continuarono a mangiare frutti verdi di cicuta da una posacenere d’argento finemente decorato prima di accasciarsi al suolo in cerca di un ultimo respiro.

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30. Asan

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Asan, passeggero

Valigie piccole, cibo scadente e sedili stretti e la chiamano modernità. Il futuro di massa è a misura di povero, ma sognano tutti la prima classe. Mi trovavo a pregare con il gomito di un infedele conficcato nelle costole, come si fa a concentrarsi sul martirio quando devi combattere con gli avambracci per un posto sul bracciolo?

– Signore vuole partecipare alla nostra lotteria?

– No, grazie

– Oggi abbiamo una super offerta, 5 biglietti a soli 10 euro.

– No, grazie

– Neanche se le dico che è per beneficenza?

– Beneficenza a chi?

– Ai bambini dell’ospedale Tecnoipermoderno della santa Maria Addolorata

– No, grazie

– Le posso offrire un cocktail a 9 euro?

– Lei ha un concetto strano della parola offrire…comunque sono astemio

– Astemio, siete rimasti in pochi. Sareste da sposare!

Non era quello il momento, ma in quel pozzo del peccato abitato dai vizi non avrei resistito oltre.

La guardai dritta negli occhi mentre mi alzavo cercando di rimanere in piedi in quel pertugio che divideva le file dei sedili, poi la abbracciai e mi feci esplodere in un tripudio di snack salati e dolci.

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29. Vittorio Emanuele III

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Vittorio Emanuele III, re d’Italia

27 Ottobre, 1922

Essere Re non è un lavoro come gli altri, è un destino da compiersi.

“Queste decisioni spettano soltanto a me. Dopo lo stato d’assedio non c’è che la guerra civile. Ora qualcuno si deve sacrificare.”

Non lo volli fermare, Dio l’avrebbe fatto se avesse voluto, io dovevo lasciare questo Paese in mani forti, dovevo rimanere Re, risparmiare all’Italia un Duca sovrano, dovevo anche io pensare alla famiglia.

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28. Gianni

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Gianni, ex marito

Se vogliamo davvero essere coerenti con le nostre promesse di eternità non dovremmo farle. Un “per sempre” va difeso dalle variabili del tempo, dai prevedibili mutamenti, altrimenti è un soldo di cioccolata da spendere in ogni occasione.

– Così prendi e te ne vai? Senza lottare

– Quando non c’è più niente da difendere, si smette di lottare…

– E noi?

– Torniamo ai pronomi singolari

Ricordo ancora quando le dissi: “Per sempre”. Eravamo giovani, innamorati e vedevamo il futuro come un presente in espansione. Era bella, bellissima, leggera, sicura e bellissima.

– Sta puttana – le sbottai in faccia

– E’ durato poco il tuo aplomb

– Ma ti senti…con che toni parli….

– Gianni qui quello che urla sei te

– E come dovrei stare…dopo 30 anni…30….e due figli, due!

– Gianni, ma cosa dici! Stefania ha 35 anni e Lorenzo quasi 40, abitano fuori da quando ne avevano 18, non penso che la loro crescita verrà turbata in qualche modo. E poi basta co sto 30 anni, ma se non si sta bene si deve cambiare, anche dopo 60 anni.

Mi lasciava, così dopo 30 anni. Chi mi avrebbe ripreso? Cosa avrei fatto? Come avrei gestito la solitudine? Avevo dato troppe cose per scontato e adesso era tardi, ma volevo essere coerente con quel “per sempre” e feci esplodere tutto il palazzo col gas.

 

 

 

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27. Lavinia

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Lavinia, nata nel secolo sbagliato

– Nascere sarà pure un bel miracolo se capiti nel giusto secolo

Continuava a ripetere Lavinia mentre l’azoto liquido le pompava le vene. Aveva deciso che questo non era il secolo in cui le sarebbe piaciuto spendere la sua esistenza e la sua decisione non ammetteva compromessi. Non si sarebbe adeguata, avrebbe semplicemente aspettato fino ad una data senza destino.

– Tutto, avrei accettato tutto! La peste, la guerra, le carestie, tutto, ma non questo nulla. Schiacciata da un masso delle piramidi, collassata sotto il sole cinese durante la Grande marcia, annegata su un transatlantico per le Americhe, tutto, ma non questo secolo del finto progresso!

Non avendo i soldi per farsi ibernare, decise per un’opzione più casalinga. Rubò dell’azoto liquido dal laboratorio del padre e dopo aver creato una flebo rudimentale iniziò una delicata operazione di auto ibernazione, una frontiera che neanche gli scienziati più volenterosi avrebbero mai esplorato. E mentre piano piano l’azoto le riempiva le vene, il suo grido si trasformava in un dolce lamento.

– Dovevamo essere quelli del teletrasporto, i figli del duemila, del futuro, siamo il niente cosmico, buono solo a rivalutare il vintage..stiamo ancora con il petrolio…abbiamo rifatto la 500…la 108…

Non aveva ancora 16 anni.

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