25. Claudia

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Che cos’ è in fondo l’homo, per quanto evoluto, se non un punto di vista, una prospettiva su ciò che lo circonda? Certo, poi come tutto, non è mai una cosa sola, sicuramente sarà anche il risultato di una serie di interazioni con l’ambiente in cui vive, il prodotto dell’educazione tramandata dalla sua cerchia sociale, fortemente condizionato dal tipo di esperienze vissute. Ma se avesse dovuto descriverlo in poche parole avrebbe detto che l’uomo in fondo non è che una prospettiva sul mondo che lo circonda.

– Mi dica qualcosa di questa medicina. Dicono sia amara.

– Sì è molto amara, ma le daremo un antivomito e poi le ho portato la cioccolata, come mi aveva chiesto.

– Al latte?

– Al latte.

– E come si chiama?

– La cioccolata?

– No, la medicina.

– Pentobarbital

– Pento…barbital

– Sì, esatto.

– E quanto ce ne vuole

– Dovremo diluirne circa 12 grammi.

– E me lo farà bere lei?

– No, io non posso.

– Bene, farò da me

– Perché non ha voluto nessuno con lei?

– Avrei corso il rischio di farmi ricordare solo per questo.

Non era vero e Claudia lo sapeva, ma sapeva anche che se avesse detto il vero motivo sarebbe potuto saltare tutto. In queste cliniche le regole sono chiare e gli svizzeri alle regole non concedono deroghe.

Non l’aveva voluto lì per paura di potersi pentire. Magari sei lì che hai appena fatto il tuo shottino mortale, incroci quegli occhi scuri d’inchiostro e ti penti, mentre stai morendo. No, non avrebbe mai rischiato di farsi rovinare un momento atteso per anni.

Voleva essere libera, libera di vivere un’altra vita o di non viverla, libera di abbandonare quell’unico punto di vista immobile in cui il suo corpo l’aveva imprigionata.

Bevve d’un fiato guardando dritta dentro un quadro anonimo appeso sulla parente di fronte al suo letto, senza alcuna ritualità, come se quel gesto non comportasse niente, neanche la realizzazione di un sogno covato per anni.

Fuori dalla finestra un vento irascibile staccava le foglie dagli alberi e il neon rifletteva una strana luce ovattata in quella stanza ordinata, con una bella vista su un angolo remoto della Svizzera italiana.

– Speriamo di poter volare. Sarebbe bello se prima di salire in cielo o di sprofondare sotto terra ci concedessero un bel volo.

Claudia si liberò del suo corpo alle 17 e 05, chiudendo gli occhi senza alcun rimpianto.

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