5. Davide

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno, più o meno consapevolmente, prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Davide, il cecchino a salve

L’amore corrisposto è cieco, quello che si rifiuta deve essere paziente e allora decisi di aspettare. La conoscevo dalle elementari, all’inizio non le piacevo, diceva che ero troppo basso, avevo i denti irregolari e che, nonostante i miei 7 anni, avevo un umorismo da bambino. Poi si mise a fare la fidanzata con un collezionista di Pokemon e la parte le piacque così tanto da mantenerla per 4 settimane e mezzo, fino a quando una crisi insperata ruppe l’idillio amoroso.

Le reazioni di una persona di fronte ad un evento luttuoso sono tante e imprevedibili, come un dribbling di Ronaldo e così non mi rimase che indietreggiare, come un terzino di fine anni 90, di fronte a Luis Nazario de Lima, osservando attento ogni mossa, tenendo bene la giusta distanza, pur sapendo che in ogni momento poteva scappare.

Quando mi sentii pronto la vidi camminare lungo una via troppo illuminata del centro, mano nella mano, insieme ad un bel ragazzo moro dall’aria stravagante, ricordo che ebbi il tempo di vederli scontrarsi amorevolmente spalla contro spalla, scambiandosi sguardi languidi, prima che il cervello iniziasse a inondarmi la testa di vomito.

Tornai ad aspettare, poi un lampo squarciò la disperazione. Una notifica mi rivelò che quel bel moro non era altro che suo fratello, ringraziai Zuckerberg prima di interrogarmi sulle condizioni del mio cuore miope, ormai incapace di distinguere uno sguardo fraterno da uno amoroso. A mia discolpa, ancora oggi, penso facessero parte di una delle troppe famiglie fatte di padri e madri, madri e madri, padri e padri o solo padri e solo madri che per mostrare il loro affetto genitoriale non disdegnano di baciare i propri figli sulla bocca, fino alla maggiore età. Però adesso la cosa è marginale.

Il fatto è che all’epoca questo misunderstanding mi rimise letteralmente in pista o almeno così credevo. La bastarda non mi dette il tempo di rendermi conto dell’inciampo che già si faceva accompagnare da un rossiccio tutto muscoli e occhiali a specchio, uno da 14K di follower su Instagram. Quanto tempo era passato? 2 anni. Poco? Giusto? Troppo? Il fatto è che dopo l’ennesimo incidente era ripartita per una nuova stagione, come se nulla fosse, con una macchina nuova e su circuiti che non conosceva, senza neanche sentire il parere interessato di un vecchio amico.

La sua capacità di conoscere e far innamorare le persone che le piacevano era indirettamente proporzionale alla mia, ma continuavo a giustificarmi con la storia del mio cuore ingolfato in cui non c’era spazio per altre e non ne sentivo troppo il peso.

La sua vita proseguì con passo deciso e costante. Lasciato il rossiccio venne il pelato, seguito dall’intellettuale con l’armadio pieno di gilet color pastello e da Armando, pace all’anima sua, stroncato da un embolo a pochi giorni dall’altare.

La mia attesa si distendeva lungo gli anni, mi sentivo un cecchino a salve, appostato su un campanile con un’ampia visuale su tutto ciò che mi circondava, ma senza il coraggio di sparare.

Dopo 40 anni mi sfiorò il dubbio di desiderare una vita sconosciuta che avrebbe potuto tradire il moloch delle mie aspettative, ma durò pochi giorni e tornai ad aspettarla.

Si è sposata tardi e tardi ha avuto un figlio da un tizio che ama i cani e lavora nella pubblicità; l’amore corrisposto è cieco, quello che si rifiuta deve essere paziente e allora, ancora oggi, aspetto.

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