Archivio mensile:gennaio 2017

5. Davide

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno, più o meno consapevolmente, prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

donna-di-spalle-pensa

Davide, il cecchino a salve

L’amore corrisposto è cieco, quello che si rifiuta deve essere paziente e allora decisi di aspettare. La conoscevo dalle elementari, all’inizio non le piacevo, diceva che ero troppo basso, avevo i denti irregolari e che, nonostante i miei 7 anni, avevo un umorismo da bambino. Poi si mise a fare la fidanzata con un collezionista di Pokemon e la parte le piacque così tanto da mantenerla per 4 settimane e mezzo, fino a quando una crisi insperata ruppe l’idillio amoroso.

Le reazioni di una persona di fronte ad un evento luttuoso sono tante e imprevedibili, come un dribbling di Ronaldo e così non mi rimase che indietreggiare, come un terzino di fine anni 90, di fronte a Luis Nazario de Lima, osservando attento ogni mossa, tenendo bene la giusta distanza, pur sapendo che in ogni momento poteva scappare.

Quando mi sentii pronto la vidi camminare lungo una via troppo illuminata del centro, mano nella mano, insieme ad un bel ragazzo moro dall’aria stravagante, ricordo che ebbi il tempo di vederli scontrarsi amorevolmente spalla contro spalla, scambiandosi sguardi languidi, prima che il cervello iniziasse a inondarmi la testa di vomito.

Tornai ad aspettare, poi un lampo squarciò la disperazione. Una notifica mi rivelò che quel bel moro non era altro che suo fratello, ringraziai Zuckerberg prima di interrogarmi sulle condizioni del mio cuore miope, ormai incapace di distinguere uno sguardo fraterno da uno amoroso. A mia discolpa, ancora oggi, penso facessero parte di una delle troppe famiglie fatte di padri e madri, madri e madri, padri e padri o solo padri e solo madri che per mostrare il loro affetto genitoriale non disdegnano di baciare i propri figli sulla bocca, fino alla maggiore età. Però adesso la cosa è marginale.

Il fatto è che all’epoca questo misunderstanding mi rimise letteralmente in pista o almeno così credevo. La bastarda non mi dette il tempo di rendermi conto dell’inciampo che già si faceva accompagnare da un rossiccio tutto muscoli e occhiali a specchio, uno da 14K di follower su Instagram. Quanto tempo era passato? 2 anni. Poco? Giusto? Troppo? Il fatto è che dopo l’ennesimo incidente era ripartita per una nuova stagione, come se nulla fosse, con una macchina nuova e su circuiti che non conosceva, senza neanche sentire il parere interessato di un vecchio amico.

La sua capacità di conoscere e far innamorare le persone che le piacevano era indirettamente proporzionale alla mia, ma continuavo a giustificarmi con la storia del mio cuore ingolfato in cui non c’era spazio per altre e non ne sentivo troppo il peso.

La sua vita proseguì con passo deciso e costante. Lasciato il rossiccio venne il pelato, seguito dall’intellettuale con l’armadio pieno di gilet color pastello e da Armando, pace all’anima sua, stroncato da un embolo a pochi giorni dall’altare.

La mia attesa si distendeva lungo gli anni, mi sentivo un cecchino a salve, appostato su un campanile con un’ampia visuale su tutto ciò che mi circondava, ma senza il coraggio di sparare.

Dopo 40 anni mi sfiorò il dubbio di desiderare una vita sconosciuta che avrebbe potuto tradire il moloch delle mie aspettative, ma durò pochi giorni e tornai ad aspettarla.

Si è sposata tardi e tardi ha avuto un figlio da un tizio che ama i cani e lavora nella pubblicità; l’amore corrisposto è cieco, quello che si rifiuta deve essere paziente e allora, ancora oggi, aspetto.

Contrassegnato da tag , , ,

4. Luca

NOVELLE SUICIDE

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno, più o meno consapevolmente, prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

574066921-dolomiti-alpi-calcaree-meridionali-nuvole-minacciose-alta-montagna

Luca Stent, l’esploratore

Luca Stent ha passato gran parte della sua fanciullezza cercando di raggiungere la vetta di qualcosa, fosse un albero o un cassonetto, non smaniava dietro al pallone, il piccolo Stent sognava la montagna. Sarebbe sprofondato con ogni poro in quella sensazione ancora sconosciuta che non può esplodere prima della discesa a valle, perchè la cima è l’archetipo delle mete, la cima è una visione panoramica sull’anima del mondo che non si può raccontare. Fino al giorno in cui partì. Due settimane di scalata su di una parete di roccia liscia come l’onice per guadagnarsi la vetta, gustata su una mattonella di roccia dove la felicità esplose lasciando spazio al vuoto. Si sentì rapito dall’illusione di far parte di quel tutto apparentemente immobile da secoli, volle riempirsi i polmoni di quell’aria rarefatta, per portarla giù e custodirla per sempre dentro i polmoni. Inspirò forte per non lasciare niente di intentato e continuò a farlo come in trance, poi d’un tratto la testa si fece pesante, il sorriso fra i denti lasciò il passo ad un ghigno e cadde sulla neve fresca senza rialzarsi più.

Contrassegnato da tag ,

3. Nando

NOVELLE SUICIDE

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno, più o meno consapevolmente, prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni

images

Nando, la mula

Nando sapeva di avere la pancia piena di ovuli di cocaina da 7 grammi, zero virgola più, zero virgola meno. Era stato bravo per essere un mulo vergine, generalmente al primo viaggio non si riescono a ingoiare più di 30, al massimo 40 ovuli, lui ne aveva ingoiati 55 e per questo si era guadagnato un completo nuovo, roba di sartoria.

Nando sapeva che c’era un aereo che lo aspettava sulla pista dell’aereoporto di Bogotà – El Dorado, un Airbus A330-300 rosso e bianco, targato Iberia. Sapeva che, una volta in volo, avrebbe avuto all’incirca 36 ore di tempo prima che il suo organismo iniziasse ad espellere gli ovuli, che avrebbe dovuto mangiare leggero e che una volta atterrato all’aereoporto Adolfo Suarez di Madrid, ex Barajas, avrebbe dovuto prendere un taxi per farsi portare alla stazione e da lì prendere la linea 5 della metro per scendere alla fermata Suanzes, all’incrocio fra Calle de Alcalà e Calle de Valentin.

Sapeva di non avere molte chance, ma sapeva che se fosse riuscito a coronar lo avrebbero pagato e anche se non sapeva quanto, sperava bastasse per far sì che quel primo viaggio coincidesse con l’ultimo. Quello che non sapeva era che i cartelli ogni tanto regalano una mula alla polizia per distrarla da carichi ben più grandi che stanno transitando, quello che non sapeva era che quel vestito nuovo avuto in premio per la sua voracità, era imbevuto di coca e che il cane avrebbe abbaiato proprio per quell’odore acre che emanava. Quello che non sapeva era che per narcotraffico si possono passare fino a 10 anni, 9 mesi e 10 giorni in un cella, quello che ancora non sapeva era che, una volta a Madrid, avrebbe saputo tutto.

Contrassegnato da tag , ,

2. Fausto

NOVELLE SUICIDE

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno, più o meno consapevolmente, prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

image-35

Fausto, il paziente riservato.

Ci sono giorni in cui morire è l’ultima delle voglie, ma non è di quei giorni che voglio parlarvi. Avevo un forte mal di stomaco che mi tormentava da così tanto tempo che mi ero scordato precisamente da quando. Questo mi comportava delle notevoli scocciature con i medici che, come è noto, diventano particolarmente curiosi quando sono chiamati a dispensare diagnosi. Ricordo solo che stavo guardando la televisione e basta, non ricordo nemmeno il programma che stavo guardando, ricordo solamente che stavo guardando la tv e quando si guarda la tv il tempo diventa tutto uguale.

– Ma lei non ha un videoregistratore sotto alla tv?

– Sì

– E non si ricorda che ora faceva?

– Certo

– Bene! E’ già un inizio. E che ora era?

– 12.56

– Bene

Non so perché si fosse esaltato tanto, mi ricordavo di quell’orario solo perché il videoregistratore era rotto e, da più o meno cinque anni, segnava lo stesso orario.

Optai per non demolire quella scintilla di speranza che coltivava in fondo al cristallino, ma questo mi costrinse a non dare nessun peso alla diagnosi che ne seguì. L’episodio mi colpì a tal punto che da lì decisi di non collaborare più con nessun medico, fosse stato anche il luminare degli specialisti gastroenterologi. Così morii piano piano in un elegante e sudatissimo letto a baldacchino il 15 Agosto senza sapere con esattezza di cosa.

Contrassegnato da tag , ,

1. Ilene

NOVELLE SUICIDE

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno, più o meno consapevolmente, prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

nevetettomansarda

Ilene Bagni

I-L-E-N-E.Ilene, mi chiamo Ilene. Va bene, non sarà un nome fra i più comuni, ma non è aramaico, è italiano: I-L-E-N-E. Invece lui continuava a chiamarmi Irene, che sarà pure simile, avrà, per carità, un po’ di assonanza, ma non è Ilene.

Per San Valentino decisi che volevo farlo sul tetto. Volevo metterlo alla prova. Attesi la mezzanotte, faceva un freddo da consumarsi la pelle, quando le luci dei vicini si spensero, salimmo finalmente sul tetto. Nessuno si attendeva una sola parola. Nessuno voleva sentire quel suo alito di topo, né quella sua voce squillante da ebete sempre sveglio.

Dio santo se ci ripenso, non avevamo nemmeno iniziato e lui:

– IRE, ma non sarà un po’ pericoloso?

Non dissi niente, lo spinsi forte, la neve e il tetto fecero il resto, poi un tonfo forte e solo allora, guardandolo dall’alto, gli urlai:

– I-L-E-N-E! I-L-E-N-E!

Ma non rispose.

 

Contrassegnato da tag , ,