Ipse Brexit

Quando incontro qualcuno nato nel 1998, prima di metabolizzare il fatto che sia maggiorenne, passano alcuni minuti in cui penso a tutto quello che si è perso: dal rigore di Di Biagio agli undici premi Oscar di Titanic, dalla prima nascita, registrata a Dubai, di un Cama, un incrocio fra un dromedario maschio e la femmina del lama, fino al Giro d’Italia vinto da Pantani. Poi, dopo aver fatto pace con l’idea che nonostante abbia dieci anni meno di me non gattoni, penso spesso alla grande paura con cui i media rovinarono il capodanno dei miei undici anni, l’ultimo capodanno del Novecento: quello del 1999; inesorabilmente rovinato dalla grande minaccia del Millennium bug.

In pratica lo spauracchio diffuso da tutti i media era che “visto l’uso delle rappresentazioni sintetiche della data, con le sole ultime due cifre per indicare l’anno, i sistemi di elaborazione dati, sia personal computer che mainframe e controllori di processo dedicati embedded avrebbero potuto fraintendere “2000” con “1900”, con conseguenze difficili da immaginare”.

Le conseguenze difficili da immaginare furono: il nulla più totale, anche il più vecchio degli Windows 95 riuscì a non cadere nello scherzetto e tutti i dati del mondo furono salvi.

Una roba talmente imbarazzante da non raccontare. Una volta superata la paura ci siamo ritrovati nel XXI secolo, nell’era della comunicazione dove una mole gigantesca di informazioni avrebbero dovuto viaggiare a velocità sempre maggiori, rendendo il sapere accessibile come mai lo era stato nella storia. Non potevamo sapere che oltre ad un livello tecnologico mai raggiunto la modernità ci avrebbe benedetto con una precarietà strutturale e trasversale; una crisi che ha colpito in pieno proprio il sistema dei media. Una precarietà che ha svuotato le redazioni dei giornali, chiedendo al giornalista di diventare cameraman, montatore, autore e social media manager per riuscire a contenere i costi, producendo un prodotto mediamente scarso in tutto, senza fare completamente schifo. Quello che non sapevamo era che, molto spesso grazie a questa situazione, quelle notizie avrebbero circolato alla velocità della luce per arenarsi in mezzo a comunicati e comunicazioni di servizio sui desk di qualche sonnacchiosa redazione con cinque o sei giornalisti inglobati da una sedia a rotelle senza braccioli, che anche volendo non potrebbero fare altro oltre quello che fanno: Ctrl+C e Ctrl+V. E così i miliardi di articoli a disposizione che Google trova in meno di due secondi non sarebbero stati altro che dei copia e incolla di cui si è perso l’originale a forza di riprodurli.

Una notizia “accattivante” si riproduce, si riprende e si manipola, senza controllarla, senza alcuna verifica se non quella dell’istinto, utile quanto un termometro per misurare la planimetria di una casa.

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Una rassegna stampa schierata sul Severgnini pensiero:”Maledetti vecchi”

Ed ecco la notizia che si trasforma in titolo: Brexit? I vecchi condannano i giovani! E giù di paginate, tutti a spiegarci come questi bastardi contadini ottuagenari pieni di birra avessero condannato i giovani laureati vogliosi di Europa ad una vita isolata.

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A seguire naturalmente tutti stati su Facebook pieni di indignazione, tutti a ripostare la stessa notizia scritta in 100mila modi, sicuri che a poche ore da un evento storico, quella fosse la migliore delle analisi, la verità che i lettori dovevano sapere.

Poi nell’orgia di una visione condivisa arriva un tweet

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Enrico Letta, proprio lui l’ex enfant prodige che il 28 aprile del 2013, a 47 anni, è stato nominato Presidente del Consiglio dei Ministri nel bel mezzo di un vero e proprio caos politico, per essere poi sostituito meno di un anno dopo, il 22 febbraio del 2014, da un trentanovenne di Rignano sull’Arno. Un dato in più: la percentuale dei votanti di ogni singola fascia di età, un solo dato che però cambia tutto il risultato. 727 Retweet 531 Mi piace, quanto basta per far ripartire, questa volta in senso contrario, la macchina del Copia e Incolla.

E allora cambia tutto, cambiano i titoli, cambiano gli articoli e il vecchio Ctrl+C e Ctrl+V si orienta risettandosi sulla luce del nuovo faro. Non sono gli ultrasessantenni che hanno condannato gli under 25, ma sono proprio i giovani a essersi messi nelle mani di una generazione che, sarà pure un po’ conservatrice, rincoglionita e ignorante, ma che a votare ci va e in massa.

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Per vedere gli effetti di questa benedetta Brexit serviranno più dei due anni previsti dal regolamento U.E per le operazioni di uscita dall’Unione, ma nel frattempo questa pagina di storia ci ha rivelato una cronaca superficiale, che non ha più tempo di fare il proprio lavoro, rischiando di isolare veramente i lettori di un’intera penisola.

Edoardo Romagnoli

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One thought on “Ipse Brexit

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