Rituali quotidiani

Le librerie si presentano come dei supermercati e i libri sembrano scatole di cornflakes in mostra sugli scaffali che cercano di rubarti l’occhio con titoli a effetto e packaging coloratissimi.

E come entro in un supermercato per comprare due cose ed esco con il carrello pieno delle solite schifezze, così entro nelle librerie per farmi una cultura ed esco con una busta piena dei soliti libri. In media ne compro tre: uno sulla criminalità organizzata, una a piacere basta che sia organizzata, uno di storia, tendo a escludere roba medioevale o egizia, e uno di Chiare lettere, da Vaticano S.p.a a La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi.

Nemmeno la ricordo l’ultima volta in cui ho letto un libro di narrativa, ma dopo valanghe di autocommiserazione sono arrivato al punto in cui ho deciso di curarmi e la cosa, nonostante qualche ricaduta tipo Un marziano a Roma di Marino, sta funzionando.

20160425_192344Mi resi conto che qualcosa non andava dopo aver speso 19 euro e 90 per comprare Il caso Genchi, ancora oggi credo di essere stato non solo fra i pochi che l’hanno comprato, ma fra i pochissimi che poi l’hanno letto per intero; senza la minima speranza di poter ricordare anche solo la metà di tutti i nomi, le circostanze e i fatti raccontati in quelle 959 pagine.

In questo mio percorso di disintossicazione ho trovato una vera perla: Rituali quotidiani, un libro da 245 pagine, note e ringraziamenti inclusi, dove Mason Currey, giornalista e scrittore nato in Pennsylvania, ha raccolto manie e abitudini legati al processo di creazione di 151 artisti. Piccoli racconti che svelano come le più grandi menti degli ultimi 500 anni hanno organizzato il proprio tempo alla ricerca di un equilibrio che favorisse quel processo creativo che ha permesso a Mozart, a Truman Capote o a Leonardo da Vinci di partorire capolavori come “Le Nozze di Figaro”, “A Sangue freddo” o “La Gioconda”.

 

NULL043832-300x446La struttura è molto simile al Libro di Candele. 267 vite in due o tre prose di Eugenio Baroncelli, sono una serie di affreschi sulla routine quotidiana di personaggi che spaziano da Karl Marx a Marina Abramovich, passando per Woody Allen. Un libro che appaga ogni sorta di curiosità feticista sull’organizzazione o la disorganizzazione che animava la creazione di grandi capolavori o di opere minori che fossero. Per riuscire a scriverlo anche Currey è dovuto ricorrere alla costruzione di uno schema, una routine che in qualche modo gli favorisse la scrittura e così per un anno e mezzo, ogni giorno feriale, si è alzato alle cinque e mezzo, si è preparato una tazza di caffè e si è messo seduto alla scrivania per mettere insieme tutti gli appunti accumulati.

Il processo creativo sembra un cammino strano intrapreso un po’ per la curiosità di vedere dove porta e un po’ per la boria che anima l’autore a scavare dentro il proprio blocco di marmo, sicuro di trovarci un capolavoro. E allora scopri che se Franz Kafka era un illustre perdigiorno, Stephen King scrive tutti i giorni, compresi compleanni e funerali, almeno 2000 parole al giorno, generalmente dalle 8 alle 11 e 30 della mattina, che Woody Allen quando ha un blocco creativo si fa una doccia bollente che può durare dai 30 ai 40 minuti e che nessuno ha mai visto scrivere Agatha Christie.

E se qualcuno si fosse mai chiesto come diamine ha fatto Georges Simenon a scrivere 425 libri in una vita sola, la risposta è nella caffeina, nei tranquillanti e in una mise, sempre la stessa, che indossava quando scriveva, generalmente riusciva a completare 80 pagine al giorno, senza troppe correzioni da fare; era convinto che ogni libro gli costasse un litro e mezzo di sudore.

Impagabile l’immagine di Ingmar Bergman sull’isola di Faro in Svezia, chino a trangugiare del latte acido con i cornflakes e la marmellata di fragole prima di iniziare la sua sessione quotidiana di otto ore di lavoro da cui, solitamente, ricavava dai 3 ai 10 minuti di film. Fra tutti gli stakanovisti spiccano il filosofo danese Kierkegaard, un instancabile camminatore, e Van Gogh, fra i perdigiorno dal gusto epico l’eroe tragico è senza dubbio Henri de Toulouse – Lautrec, che per dipingere la vita notturna della Parigi fin de siècle morì a 36 anni sfinito dall’insonnia e dall’alcol.

Un libro da leggere anche solo per scoprire l’arrendevolezza di Le Corbusier, l’immunità all’alcol di Hemingway o semplicemente per sapere come ha fatto Marina Abramovich a trattenere la pipì fino a dieci ore al giorno durante la performance “The Artist is present”.

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