Archivio mensile:gennaio 2016

Il pittore di Alghero

 

L’INCONTRO

Per quanto si possa essere asociali è difficile negare che nella conoscenza dell’altro ci sia una parte della risposta al mistero della vita e che per quanto l’essere umano possa risultare deludente vale sempre la pena di cedere alla tentazione di conoscere ciò che ci è sconosciuto.

In questo senso, nonostante la modernità abbia riempito la terra di persone e cavi Internet, incontrarsi non è così facile come si potrebbe immaginare. Condividiamo la carreggiata, il marciapiede, la stessa fila alla cassa, magari ci sediamo vicini sui mezzi pubblici, ci sfioriamo in un centro commerciale e ci scontriamo girando l’angolo, ma in percentuale ci incontriamo molto meno.

E per quante persone potremo incontrare non sarà mai un numero paragonabile a quelli che abbiamo mancato girando a sinistra al semaforo. E non c’è cosa peggiore, almeno se parliamo di incontri, ossia fugaci conoscenze che non debbono per forza ripetersi nel tempo o sottostare ad un patto celato di accettazione reciproca come i rapporti amicali.

Alcune persone possono illuminare con quindici minuti, a volte con una sola frase, detta bene uscendo da una gelateria, ecco perché a differenza di ogni altro tipo di rapporto, anche fugace, gli incontri sono una questione di quantità, più incontri si faranno più possibilità si avranno di farne di qualità. Senza tutte le conseguenze e gli strascichi tipici di ogni altro tipo di rapporti.

Lui è il pittore di Alghero, voce bassa e foulard a coprire il collo nella fioca speranza di non aggravare la cervicale che il vento del mare al mattino gli ha donato durante le sue quotidiane uscite a pesca, prima dell’alba.

Non sa dipingere “con i pennelli sono uno zero totale”, lui usa le lamette, perché per disegnare le agave sono molto meglio di qualsiasi altra cosa, disegna paesaggi della sua Sardegna e per farlo usa solo colori naturali derivati dal mallo di noce, dallo zafferano e da alcune bacche, mischia tutto e l’acqua fa il resto.

I panorami sono duri, terrosi come il suo verde risultato di un sapiente dosaggio di zafferano e mallo di noce. Ne ho conosciuti pochi di personaggi come lui, li conto sulle dita di una mano, di tutti ho perso le tracce, solo uno so che è vivo e vegeto e continua a lavorare nel suo museo all’aperto davanti all’Ara Pacis.

Persone custodi di un luogo, testimoni di un tempo. Incontri quasi obbligati con persone che sono magneti, che sai di poter ritrovare in quel preciso luogo, in quel dato lasso di tempo, tutti i giorni o quasi. Pietre miliari nell’infinita strada dove cammina il mondo.

 

Edoardo Romagnoli

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(de)Cadere

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Cadono le foglie,

ne cadono a milioni

dubbiose che quel posto

vada a simili migliori

 

2016

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Che non sia l’ennesimo inizio,

che non sia tutto da rifare

popolato dagli stessi errori

sarà, certamente, quello che è sempre stato

perché in fondo le cose funzionano così, da sempre

che sia invece il lieve accenno della curva ascendente

il germogliare di un primo seme,

evoluzione di ciò che era.

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