Il chiassoso tempo del silenzio

Il mondo corre e la realtà deve tenere lo stesso passo frenetico e così il racconto dei fatti e i commenti a seguire.

Basta riflessioni

Non credo che le parole oggi si siano moltiplicati rispetto a uno ieri indefinito, penso che oggi a moltiplicarsi siano le vetrine e gli spazi bianchi che ci circondano e ci fanno sentire in dovere di riempirli. Siamo diventati un popolo di scrittori, ma non c’è più un lettore, ripete spesso un mio amico e ha ragione anzi aggiungo: siamo anche un popolo di oratori, ma non c’è più chi ascolta e il comunicare senza dialogo non è che un gioco di stile. L’imponente mole di informazioni a cui abbiamo accesso ci illude di poter parlare di tutto con cognizione di causa, con gli elementi necessari, in qualsiasi momento, ma la realtà è talmente complessa che a forza di ridurla finiremo con il fallire l’analisi.

Le persone sono complesse, la realtà è complessa e per capire prima le persone e poi la realtà in continuo mutamento dobbiamo prenderci tempo, il tempo di una riflessione che ci permetta di analizzare ogni singola sfaccettatura, che ci permetta di riempire le falle inevitabili del nostro sapere, rendendoci così elementi utili ad una discussione collettiva.

Non possiamo affannarci nel rispondere colpo su colpo a ogni singola vicenda, siamo umani non possiamo portare il peso di tutto il dolore del mondo come John Coffey nel “Miglio Verde”, eppure siamo chiamati a farlo, siamo a chiamati a sintonizzarci col mondo anche se esprimiamo parole di odio e desiderio di pareti divisorie. Mentre Facebook non ha perso tempo per proporre la bandiera francese da mettere sull’immagine del profilo così come aveva fatto per la battaglia sui diritti lgbt in America nella speranza che una foto copertina dopo l’altra i suoi utenti continueranno a combattere battaglie immaginarie scrivendosi l’uno addosso all’altro senza ascoltarsi.

Eppure so che siamo in guerra anche se i sistemi della rappresentanza hanno creato una distanza così profonda tra le nostre azioni e le loro conseguenze che ci siamo illusi di non esserlo tanto da premiarci con il premio Nobel per la pace, so che nonostante tutto non ci sono giustificazioni a ciò che è successo e nessuno le cerca, dovremmo piuttosto interessarci delle ragioni che animano questo odio, che armano questi ragazzi, so che è troppo facile etichettarli come “pazzi”, so che l’Islam non c’entra e nella bulimia comunicativa di cui anche io soffro lo scrissi a suo tempo, so che il cosiddetto Stato Islamico non è che il figlio di una politica estera occidentale cieca, so che la storia si ripete, so che funziona spesso così: si preferisce armare i nemici di un mostro nel tentativo di rovesciarlo trovandosi poi con un mostro ancora più feroce da combattere, so che i terroristi di matrice islamica sono il frutto di una distorsione ideologica che afferma di trovare le sue radici nel salafismo, ma che è solo un pretesto, una giustificazione alle azioni che compiono. So che l’isis non è Al Qaida, non è un nemico impalpabile che si nasconde nelle montagne, ma che ha città, reti televisive e giacimenti da cui estrae il petrolio che vende ai suoi “nemici” per sostenersi. So che la Russia insieme alla Cina, la Turchia e agli Stati Uniti armano il califfato, Toyota incluse, so che quei regimi che siamo andati a rovesciare in nome della libertà li abbiamo prima riempiti dei nostri soldi in cambio del loro petrolio e poi spodestati per ottenere il possesso dei pozzi non considerando il caos che si sarebbe andato a creare e che inevitabilmente si è creato a seguito di quel vuoto di potere. So che ci manca una parte della realtà. So che l’Islam non è un monolite immanente, ma che si snoda in tanti rami, spesso in lotta fra loro, ed è anche per questo che un intervento militare non basta se non si estirpano le ragioni del male. So che è stato scritto un articolo dove si sosteneva che nessun italiano farebbe mai un hashtag #nonnelmionome per una strage di mafia, lo condivido ed è per questo che qualcuno dovrebbe fermare la campagna su twitter #notinmyname, dove milioni di musulmani si stanno dissociando dai fatti di Parigi, anche se immagino lo spirito che la anima. So quello che scriveva la Fallaci, ma so anche cosa rispose Terzani ed è per questo che non c’è bisogno di tornare sull’argomento. So che la risposta di pancia è la prima reazione, come so che soffiare sull’odio razziale nel tentativo di creare una guerra di religione facilita il compito ai terroristi oltre ad essere un atto criminale. So cosa c’è scritto in alcune delle sure del Corano, ma so, come chi conosce il Dio biblico, che le scritture senza interpretazione non sono che una testimonianza del tempo in cui vennero scritte. So che le cose sono più complicate eppure credo di saperle, le scrivo, anche io, ma senza perderci troppo tempo, perchè il tempo è poco, i lettori sono ancora meno e non hanno tempo per leggere, mentre i mostri cavalcano gli incubi con facili soluzioni.

Edoardo Romagnoli

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