Expo. I’m lovin it

L’Expo doveva essere tante cose, ancor prima che si decidessero i terreni agricoli da espropriare per colare un pò di cemento e rendere così omaggio alla terra, generatrice di quel cibo con cui l’Esposizione Universale di Milano si propone di nutrire il mondo. Poi sono iniziati gli appalti e i lavori e con quelli si è iniziato davvero a mangiare.IMG_5518

Cracco e le patatine gourmet

Cracco e le patatine gourmet

Qualche giorno fa l’ultima notizia: “Coca Cola sarà l’Official Soft Drink Partner di Expo Milano 2015″, che detta così può sembrare pure una figata, ma in realtà significa che una delle bevande più zuccherate mai prodotte dall’uomo prima di John Pemberton (la bottiglia da 1,5L contiene l’equivalente di 44 bustine di zucchero) sponsorizzerà l’evento dedicato alle “eccellenze agroalimentari”. Non lo so cosa sia successo, ma lo shock è lo stesso che provi quando vedi dietro i furgoni la faccia di Cracco che mangia le patatine.

Un controsenso talmente lampante da segnare un punto di non ritorno, da qui in poi vale tutto. E infatti, avendo trovato i cancelli oramai spalancati, un’altra major del junk food ha deciso di buttarsi dentro e così anche McDonald’s è diventato sponsor Expo 2015.
Si è finalmente compreso perchè non ci sarà bisogno della terra per l’Expo: questo pianeta lo nutriremo a Cheeseburger, Chicken McNuggets e Coca Cola.

Fattore futuro

McDonald’s, come Coca Cola, entra con un accordo di sponsorship, ma non solo. Insieme alla sponsorizzazione dell’evento la multinazionale nata a San Bernardino in California ha presentato ‘Fattore Futuro’; lo hanno chiamato così, anche questo sembra una figata e anche questo è, nonostante la dicitura, un bidone.

Venti agricoltori under 40, con un progetto di innovazione e sostenibilità per la loro azienda, avranno la possibilità di entrare a far parte dei fornitori italiani di McDonald’s per 3 anni. Uno scambio commerciale degno degli specchietti che Colombo regalava agli indigeni d’America. Un’iniziativa così simbolica che, forse, sarebbe stato meglio presentarsi a mani vuote.

In realtà le mani McDonald’s e Coca Cola le avevano piene ed è solo per questo che nonostante il controsenso sia così lampante, nessuno ha avuto niente da obiettare o forse qualcuno ha obiettato pure, ma evidentemente non devono essere stati in maggioranza.

Il 7 febbraio a Milano, dentro l’hangar Bicocca, Carlo Petrini parlando dal palco ha ricordato ai presenti che in questo Expo, nonostante la mission, a mancare saranno coloro che avrebbero dovuto essere i protagonisti: i contadini.

Sarebbe ingenuo pensare che tutto questo non sia pianificato, sarebbe ingenuo pensare che questo Expo fosse partito con buoni intenti, che il titolo valga qualcosa: questo Expo, come la maggior parte delle grandi opere e dei lavori pubblici è stata, è e sarà, ancora per qualche mese, l’ennesima ghiotta occasione d’arricchirsi per le solite cricche di potere, organizzazioni criminali in primis.

Perchè se non c’erano altri sponsor egualmente facoltosi fra le aziende “green”, bastava evitare di cementificare 1,1 milioni di metri quadri solo per l’area espositiva, giusto per evitare di andare fuori tema e, magari, fare qualcosa più a misura di “contadino”, una di quelle cose alla Pepe Mujica, che tanto vengono apprezzate nel vecchio continente.

Fare un Expo dove ogni padiglione poteva essere una serra, dove ogni nazione portava le proprie ricchezze gastronomiche, un’esposizione ad impatto zero, dove si sarebbe potuto discutere di redistribuzione del cibo, di sostenibilità, dove anche quando si fosse deciso di costruire, lo avremmo potuto fare guardando al futuro, lasciando qualcosa in più di metri cubi di cemento e prefabbricati. In questo l’Expo assomiglia alle Olimpiadi, che spesso lasciano dietro sè mostri abbandonati, penso a quelle greche o al mitico campo di Manaus nel bel mezzo dell’Amazzonia.

Questo Expo sarà solo un’occasione persa ed è un peccato, ma almeno sarà divertente vederli ingegnarsi a spiegare come la Coca Cola si abbini a meraviglia al Puzzone di Moena.

Edoardo Romagnoli

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