Archivio mensile:maggio 2014

Italia-Irlanda. La solita vigilia

L’Italia dei trenta rischia di decimarsi da sola contro il muro irlandese, lasciando a Prandelli ben poco da scegliere.

Gli azzurri giocano bene, dominano il campo e girano il pallone ad un buon ritmo, con una sorta di tiki taka nostrano che appena può non disdegna il lancio in profondità. Passano pochi minuti e Montolivo dopo un brutto infortunio lascia il campo, per lui sospetta frattura della tibia e Mondiale in bilico, come se non bastasse Aquilani, entrato al suo posto, per una testata alla tempia, è costretto a raggiungerlo al Chelsea Westminster Hospital. Ci vorrà l’ingresso di Parolo per tornare a giocare con tutti i centrocampisti.

La squadra è contratta, nessuno vuole saltare il Mondiale in Brasile, causa infortunio in amichevole, specialmente contro l’Irlanda. La situazione è strana, gli azzurri sembrano ospiti di un matrimonio che, in attesa della funzione, si sono ammucchiati in un piccolo bar vicino alla chiesa, tutti in paranoia di sporcarsi il vestito.

I 30 convocati

I 30 convocati

Gli irlandesi, ancora inferociti per la mancata qualificazione, di amichevole non vogliono sentir parlare e la partita si alza di ritmo e d’intensità. Verratti funge da vice Pirlo non sfigurando, fatta eccezione per alcune palle perse con troppa superficialità, Thiago Motta si piazza davanti alla difesa e di lì non si schioda, De Sciglio ha la maturità di Bergomi, Darmian convince sulla fascia, così fa Immobile, volenteroso e con un buona forma fisica, nonostante due occasioni da gol mangiate sottoporta, mentre Rossi latita, non aiutato dai compagni che gli servono poche palle giocabili, Bonucci sbaglia lo sbagliabile, imperterrito nelle sue giocate di fino che non riescono e Paletta non convince.

Dopo un inizio arrembante, gli azzurri si perdono, l’Italia si impegna così tanto nel tentativo di non dare punti di riferimento agli avversari, che a tratti sembrano mancare a lei per prima. L’Irlanda prende coraggio e un incrocio dei pali, l’Italia torna a vedere la luce con l’ingresso di Cassano che fa correre chi ancora può.

La partita finisce senza emozioni 0 a 0 e mi perdoneranno i fan di Brera se scrivo che tutto è stato tranne una partita perfetta. Troppo poca cosa l’Irlanda, troppo imballata e sulla gambe l’Italia.

Fortunatamente gli alibi ci sono, sempre i soliti e ben rodati:

 

1- La preparazione a Coverciano ha imballato le gambe ai ragazzi;

2- Tradizione vuole che le nostre vigilie facciano schifo, indipendentemente da ciò che accadrà, che sia prima di una grande impresa o prima di Sudafrica 2010;

3- E’ nei momenti più difficili che troviamo l’unione di gruppo che fa la differenza;

Insomma le premesse ci sono tutte, anche quelle per far bene.

In Brasile sarà dura, sia per il livello delle altre partecipanti, soprattutto per le outsiders (vedi Colombia, Belgio), per la difficoltà del girone, ma soprattutto per il caldo, ecco perchè i miei 23 sono:

 

PORTIERI: Buffon (Juventus), Sirigu (PSG),Perin (Genoa)

DIFENSORI: Abate (Milan), Barzagli (Juventus), Bonucci (Juventus), Chiellini (Juventus), Darmian (Torino), De Sciglio (Milan), Paletta (Parma)

CENTROCAMPISTI: Candreva (Lazio), De Rossi (Roma), Marchisio (Juventus),  Parolo (Parma), Pirlo (Juventus), Thiago Motta (PSG), Verratti (PSG)

ATTACCANTI: Balotelli (Milan), Cassano (Parma), Cerci (Torino), Destro (Roma), Immobile (Torino), Rossi (Fiorentina)

 

Edoardo Romagnoli

Europee 2014: il cantiere di Babele

Le elezioni europee 2014 mettono in evidenza due realtà: la scomparsa della sinistra, almeno di quella che si rifaceva alla tradizione comunista e l’avanzata degli estremismi di destra, il tutto nell’era post-ideologie.

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Matteo Renzi

Partiamo dall’Italia, da quel 40% che è un risultato straordinario.

Straordinario per due motivi: il primo è perchè nella storia repubblicana c’è stato solo un partito capace di raccogliere così tanti consensi, si chiamava Democrazia Cristiana; il secondo è perchè una percentuale simile la sinistra non è riuscita ad ottenerla nemmeno con Enrico Berlinguer segretario.

Se il PD fosse, come sostiene da sempre Berlusconi, il partito che ha raccolto il testimone del P.c.i, allora il risultato sarebbe ancor più sconvolgente, soprattutto se si torna a guardare al passato, a quei periodi bui, in cui parti deviate dello stato, preferirono seminare il terrore per il paese, piuttosto che vedere salire al governo il più grande partito comunista d’Europa.

Il PD ha vinto e lo ha fatto con il primo leader, escluso Letta, che non proviene dal Partito Comunista Italiano, con un leader che ancora oggi viene accusato di non essere nemmeno di sinistra.

Ero a San Giovanni per la chiusura della campagna elettorale ed è stato un fatto curioso non vedere una bandiera rossa, un’immagine che sono sempre stato abituato a vedere nelle piazze della sinistra.

E forse le due cose non sono staccate: se il PD ha vinto è perchè ha vinto Matteo Renzi, nonostante la sua fosse una buona squadra, composta, nella sua maggioranza, da candidati molto “popolari” e non solo nei collegi d’appartenenza.

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Beppe Grillo

E cos’è che ha fatto vincere Renzi?

Al primo posto metterei proprio la sua apparente lontananza, dai valori, forse non tutti, dai modi, sicuramente dalla tradizione e dai simboli del PCI, per sua stessa ammissione e confermato dal fatto che è il primo leader del PD apprezzato da Berlusconi e dai suoi elettori, che non disdegnerebbero di votarlo in alternativa a Silvio. Ciò che ha vinto non è stato non apparire di sinistra, ma di non apparire come parte o proseguimento di quella tradizione di sinistra.

Renzi è riuscito a proporre una nuova immagine di sinistra, slegata non tanto dalla falce e il martello, ma dai loro echi, ha fatto l’operazione che ad Occhetto non riuscì, la Leopolda non è altro che una nuova Bolognina oppure il tempo che è passato, semplicemente, era necessario.

Sarebbe provocatorio e scorretto scrivere che questo risultato non sia ascrivibile alla sinistra, sembra piuttosto che sia sparito il metro con cui si misuravano gli schieramenti. Nella società post muro di Berlino, l’asse sembra essersi spostata, tutti sembrano scattare di un posto, chi avanti e chi indietro, occupando i ruoli di sempre.

E allora il PD si fa sempre più centro e sempre meno sinistra, Forza Italia sembra destinata ad un tramonto assicurato, mentre Tsipras il greco e il M5S sembrano prendere il posto delle storiche opposizioni, portando avanti, almeno a livello nazionale, le stesse battaglia, dalla questione morale alla morigeratezza nella e della politica.

Poi c’è un’altra storia da raccontare. Partiamo sempre da casa nostra e scopriamo che oltre alla debacle di Grillo e di Berlusconi e al buon risultato di Tsipras, c’è un 6,2% della Lega Nord, che vale 5 seggi al Parlamento europeo.

Un risultato inaspettato, soprattutto per i recenti scandali di Belsito, dei Bossi and Co., ma segno che la nuova dirigenza a guida Salvini – Maroni è riuscita a fornire la Lega di una nuova e spendibile verginità, abbandonando le solite parole d’ordine e dichiarando guerra all’Euro.

Marine Le Pen

Marine Le Pen

Un risultato inaspettato, in Italia, ma in linea con quello che è accaduto in Europa, dove abbiamo assistito alla vittoria (25%) del Front National della Le Pen, primo partito in Francia, allo splendido risultato (28%) dell’Ukip di Nigel Farage in Inghilterra, ma anche in Austria, Belgio, Svezia, Slovacchia, Danimarca e Germania le forze anti europeiste hanno raggiunto ottimi risultati. Secondo alcuni calcoli i seggi antieuropeisti sarebbero 105.

Un gruppo che se decidesse di unirsi e fare coalizione, potrebbe ostacolare tutti i piani di riforma e rinnovamento tanto sbandierati in questa campagna elettorale.

Sarebbe un’opposizione cieca, la civilissima Europa e il suo parlamento diventerebbero un cantiere di Babele dove alcuni operai hanno deciso di rifondare la casa, cambiare gli arredi e le fondamenta, mentre altri vorrebbero solo raderla senza ulteriori indugi.

Insomma mentre in Italia stravince una sinistra nuova e un pò annacquata, in Europa si apre una falla e proprio adesso che avevamo iniziato a sentirci europei, gli europei hanno riscoperto i nazionalismi.

 

Edoardo Romagnoli

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Profumo D’ottimismo

Per ragioni estranee alla mia volontà, ultimamente ho fatto il pieno di incontri elettorali. Questo è quello che ho capito:

1 – La vita del candidato è una vitaccia. Farsi ogni tappa è un errore madornale, tutte le tappe se le fanno solo: a) il candidato;  b) l’addetto stampa; c) l’autista e chi per lui;

Ed ognuno è provvisto del suo buon motivo per farlo. Basti pensare che le circoscrizioni per le europee, escluse le isole, sono composte da 4 o più regioni, dove il candidato viene sballottato, fra dibattiti, sagre, incontri e premiazioni in meno di un mese. Un copione molto più simile ad un canovaccio, ad uno spartito jazz e giù via, di platea in platea, improvvisando o personalizzando secondo la situazione e l’umore, dicendo in fondo le stesse cose;

2- E’ una campagna elettorale contro. Tutti d’accordo sul fatto che la Merkel sia UN problema.

Forza Italia è contro l’Europa ________________________________________ PIU’ ITALIA IN EUROPA, MENO EUROPA IN ITALIA

Il PD è contro chi è contro l’Europa____________________________________ CAMBIA VERSO

Lista Tsipras è un problema Europa è più un problema di priorità_______________ PRIMA LE PERSONE

Lega Nord è contro l’Euro___________________________________________ BASTA EURO

M5S è contro l’Euro, l’Europa e anche l’Italia non gli sta tanto a genio____________ ANDIAMO IN EUROPA PER CAMBIARE L’ITALIA

3- A parte qualche nome, sembrano essere finiti i tempi degli ex calciatori, ex veline, ex qualcosa che non c’entrava nulla con l’Europa;

PD

Insomma niente di diverso dalle altre elezioni europee, arrivano ogni cinque anni e ci trovano sempre impreparati. Quelli che hanno le soluzioni e i più critici in generale sono, spesso, coloro che hanno appena finito i cinque anni di quello che sperano possa essere solo il primo mandato; mentre gli entusiasti rimangono sempre quelli che sperano di entrarci per la prima volta, a molti neppure importa come e con chi.

Ad ogni elezione cerco un valido motivo per andare a votare ed uno ancor più valido per votare PD e ad ogni elezione diventa sempre più difficile.

L’ultima volta scrissi che avrei votato PD per fede e che alle primarie avrei votato per Bersani e così ho fatto, senza pentimenti.

Oggi il PD è un partito più forte, sia di quando Bersani uscì vittorioso dalle primarie per andare a “quasi vincere” alle elezioni, sia il giorno successivo alla vittoria di Renzi; molti dei protagonisti di quella “quasi vittoria”, volenti o nolenti, hanno dovuto lasciare la prima fila per accomodarsi in platea. Proprio mentre il partito cambiava faccia rafforzandosi, ad indebolirsi sono stati proprio loro, con il rischio, se non dominassero un’eventuale poco originale voglia di rivalsa, di far ricadere il centrosinistra nella solita spirale delle correnti.

Renzi per adesso continua a surfare l’onda che lo ha portato dalle primarie a Palazzo Chigi, grazie a quel misto fra l’entusiasmo e la sensazione di essere all’ultima spiaggia che domina l’elettorato. La sua è l’immagine di un vincente, complici anche un Berlusconi ai minimi storici oltre che ai servizi sociali e un Grillo che rischia di bruciare tutto il buono del Movimento in un’escalation di autoritarismo violento.

Renzi, anzi Matteo appare un vincente nonostante in una recente intervista a Giovanni Floris ammetta: “..fino a qui non ho meriti”, nonostante i primi cento giorni di governo stiano per finire con il solo risultato di aver venduto le auto blu e non tutte, perchè fino ad ora ci sono state le buone intenzioni e tanto ottimismo.

L’ottimismo è un concetto che il berlusconismo aveva fatto suo, spingendolo ai suoi limiti più ciechi, fino ad usarlo come strumento per negare la realtà. Credo che uno dei meriti di Matteo Renzi sia stato quello di aver sottratto all’egemonia del centrodestra il valore dell’ottimismo, pur avendolo dato in mano a gente come Farinetti.

Ecco perchè anche stavolta andrò a votare e voterò PD, nonostante un partito pieno di impresentabili, nonostante Genovese, i miliardi alle banche, i 101, il patto con Berlusconi, la ricomparsa del compagno G, nonostante stavolta non abbia neppure l’alibi del meno peggio.

E allora stavolta voterò per godermi questa nuova conquista del centrosinistra, voterò per ottimismo, pensando che gli impegni verranno mantenuti, che Shulz diventi presidente della commissione e che possa finalmente unire l’Europa, con una Costituzione e un esercito unico, e che Matteo non si rivelerà il solito politicante tutto chiacchiere, sperando che sia davvero la volta buona, confortato dal pensiero che lo farà anche Guccini.

 Edoardo Romagnoli

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