Archivio mensile:aprile 2014

Vatican Rock Live

Ieri a Roma, sotto un cielo minaccioso come un presagio, sono stati canonizzati due papi. Eppure sembrava di essere ad un concerto rock.

Quello che è successo in prima fila lo avrete già visto: i capi di Stato, anche l’allegro 89enne Robert Mugabe, dittatore dello Zimbwabwe, i due Papi, l’esercito di sacerdoti muniti di ombrellini gialli e bianchi che distribuivano l’eucarestia, tutti i cardinali, le alte personalità, le dubbie personalità, avrete visto già tutto, anche Vespa sul tetto. Ecco perchè non vi racconterò quello che è successo sotto e sopra il palco, ma ciò che nel frattempo accadeva nelle retrovie.

Salite le scalette della metro Ottaviano verso le nove e un quarto, capisco subito che non ho nessuna chanche di arrivare neanche nei paraggi di via della Conciliazione. La gente pullula, sembra riprodursi fra le vie del centro, l’aria è quella che si potrebbe respirare prima dell’inizio dell’Heineken Jammin Festival o di una gara di Formula 1 a Imola, masse di individui vestiti a tema che si trascina avanti e indietro cercando di raggiungere il sottopulpito; senza quel manifesto uso e abuso di stupefacenti, ma con le solite facce perse in un oblio indefinibile, lo stesso sorrisino beffardo.

Quel pullulare di fedeli sfiduciati dalla presenza di così tanti simili è un’occasione troppo ghiotta per i venditori ambulanti. Un’occasione che non si sono fatti scappare, e così fra Via Ottaviana, via del Risorgimento, via del Mascherino, via Crescenzio e Piazza Adriana si sono appostati decine di venditori ambulanti, dagli accenti intuisco che si dividono le strade fra cingalesi e campani, gadget in voga:

1. Maglietta con faccione di Papa Wojtyla stampato sul petto;

2. Bandierina con i tipici colori vaticani; (bianco – giallo/oro)

3. Il giornale l’Avvenire;

Non mancavano anche i banchetti degli indiani d’America e gli immancabili paninari coi loro furgoncini di un sobrio color oro, decorati con i monumenti più celebri della città eterna. I fedeli più incalliti si erano accampati in San Pietro e tutto nei dintorni, muniti di sacchi a pelo, radioline e sedie pieghevoli modello pesca al lago.

A provvedere alla loro sussistenza centinaia di volontari vestiti di un giallo evidenziatore notevole, colori tipici della maglia in trasferta della Protezione civile, il cui compito principale era distribuire migliaia di bottigliette d’acqua.

Roma ha retto, almeno nel trasporto pubblico, metro e autobus hanno fatto il loro lavoro; cosa che ha interrogato tutti i romani sul fatto che “quando le cose si organizzano funzionano!” e allora perchè non organizzarle quotidianamente? Ma si sa l’Italia regala il colpo di reni solo ad un centimetro dalla cacca e tende all’emergenza come metodo di programmazione.

Ciò che non ha funzionato è lo spazio, San Pietro, via della Conciliazione, quelle stradine curve e lastricate a san pietrini erano troppo strette, troppo poco per un evento così, ma lo spazio è quel che è e temo rimarrà così per almeno altri duemila anni. Il fatto è che seduti tutti quelli che avevano diritto non c’era più posto per i fedeli, un pò come se allo stadio una volta fatte sedere le autorità, i presidenti, i dirigenti, i giocatori infortunati e le vecchie glorie, non ci fosse più spazio per i tifosi!

E così accampati con lo sguardo perso fra le nuche dei vicini, migliaia di fedeli arrivati da tutte le parti del mondo per vedere la canonizzazione, si sono ritrovati a seguire le celebrazioni da una radiolina gracchiante. Della serie: “Io c’ero, ma se rimanevo a casa a guardarmi la diretta Sky forse riuscivo anche a vedere qualcosa.”

Monnezza santa

Anche l’immondizia lasciata dopo sembrava la solita che si vede ammassata a San Giovanni dopo il primo maggio o a San Siro dopo Vasco.

E allora, anche se parliamo di fede e la fede è allergica alle domande dettate dalla logica mi chiedo:perchè?

Perchè così tanta gente, perchè è così importante esserci?

1- Perchè anche la canonizzazione di due Papi può farci sentire parte di un qualcosa;

2- Perchè in questi casi si ha a che fare non tanto con Wojtyla e Roncalli in sè, ma con l’immagine di Wojtyla e Roncalli con cui hanno a che fare i fedeli, il loro rapporto non con i due papi, ma con l’immagine che di loro si sono costruiti, ciò che per loro significano e hanno significato;

Insomma un pò come nei concerti rock anche qui si viene con la speranza di poter vedere anche per un attimo il proprio idolo, comprare la maglietta del batterista defunto, poter sfogare liberamente la propria passione in mezzo a dei simili e poter dire “io c’ero! Non l’ho visto in televisione, ero proprio lì a non vedere niente, in mezzo a mille teste sudate”.

E non importa se poi torneremo tutti a casa, ignorandoci l’un l’altro, sporcando tutto ciò che capita lungo la strada, senza la minima coscienza che forse insieme, tutta questa gente, semplicemente seguendo le regole che il rock ha dettato loro, potrebbe cambiare qualcosa. L’importante è aver sollevato l’animo dall’eventuale peso di non esserci stati.

Ecco perchè loro c’erano e ci saranno anche la prossima volta.

 

Edoardo Romagnoli 

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Pompei: per fortuna o purtroppo.

Era un giovedì pomeriggio e mi trovavo a Pompei già da un giorno, il tempo necessario per mangiare un babbà e un bel piatto di pesce, bere un limoncello, un bicchiere di Lacryma Christi e vedere il santuario della Beata Vergine del rosario di Pompei, più volgarmente nota come ‘a Maronn ‘e Pompei. In pratica avevo già fatto i tre quarti delle attività consigliate a Pompei, ne mancava solo una all’appello: gli scavi di Pompei.

Ed eccomi lì, in un assolatissimo giovedì 3 Aprile in cui l’effetto serra stava facendo sudare le pietre, davanti alla biglietteria degli scavi di Pompei, il secondo sito turistico più visitato in Italia, preceduto solo dalla trinità: Colosseo, Foro Romano e Palatino. Non immaginavo la biglietteria della Nasa, ma almeno il livello di quelle che si vedono nei centri commerciali con le multisale annesse.

La biglietteria è uno sgabuzzino in fondo ad un vialetto sulla destra, rinchiusa fra il cancello d’ingresso e i tornelli per entrare al sito.

Il biglietto costa 11 euro. Non faccio un metro dopo i tornelli che un uomo sulla quarantina, immerso fino al ginocchio in un nugolo di cani randagi mi offre una visita guidata.

“60 euro per te. Altrimenti erano 110.” Rifiuto e vado avanti.

Fauno

Pompei è un sito archeologico immenso, 60 ettari per le brochure informative, 44 per Wikipedia. Seppur fondata nell’VIII sec dagli Osci, è nel III-II sec. a.C, con la dominazione romana, che Pompei diventa uno dei porti più attivi del Mediterraneo, oltre a rappresentare un’ambita meta di destinazione per la villeggiatura di aristocratici e ricchi mercanti romani, arricchendosi di ville e splendide dimore.

Una delle frasi più ricorrenti su Pompei è:”Come siamo stati fortunati!”

La fortuna di cui parlano inizia con l’eruzione del 23 agosto 79 a.C, quando una pioggia di lapilli incandescenti, scagliati dal vulcano a più di 20 km d’altezza, investì la città, distruggendo tutto ciò con cui venne in contatto.

Il giorno seguente, quando ancora la città era devastata e i cittadini ancora sconvolti, una nube tossica che scese dal Vesuvio ad una velocità compresa fra i 60 e i 70 km orari li sorprese nei primi flebili tentativi di ricostruzione, uccidendo tutti i sopravvissuti e coprendo la città sotto una spessa coltre di cenere per 1700 anni.

La sfortuna è che nel 1748 Carlo III di Borbone decise di iniziare degli scavi che in realtà avanzano ancora oggi, fra infiniti problemi, mille ruberie e continui crolli; portando alla luce un patrimonio immenso, ma che sfortunatamente non si può visitare per intero, ormai da tempo e chissà quando lo si potrà fare.

La sfortuna è che, come spesso accade, quello che resiste lo fa a stento, barcollando sulla gambe, in un perenne stato di emergenza mal gestito e mal custodito.

La sfortuna è che il parcheggio del Metropolitan Museum di New York fattura, in un anno, quanto tutti gli scavi di Pompei.

La sfortuna è che la copia del celebre mosaico del Cave canem nella casa di Paquio Proculo si sia rovinata e che quello nella villa di Nettuno della dea Artemide sia stato rubato su commissione.

La sfortuna è che sulle mura delle case pompeiane siano state ritrovate delle scritte: da ultrà “Nocerinis Infelicia”, da amante devoto “Marcus spendusam Amat” e da ammiratore ignoto come  “Suspirium duellarum celadus thraex”; cosa che evidentemente ha fatto sentire autorizzati i turisti di tutto il mondo a replicare in chiave moderna l’antica usanza, tanto che oggi si possono ammirare scritte come: “Ana + Tony”, l’immancabile “Enzo è stato qua” e lo speranzoso “Mary sei bellissima”.

La sfortuna è che accada di fare una collezione di rifiuti passeggiando per via della Fortuna e fortunato chi riesce a trovare un guardiano, non dico vigile, ma almeno uno sveglio.

La fortuna è che, fra le tante disgrazie inutili che accadono ogni giorno nel mondo, almeno l’eruzione del 79 ci ha permesso di conservare una fotografia esatta di cos’era la vita a quel tempo, non solo a Pompei.

Via dell'Abbondanza

Via dell’Abbondanza

La fortuna è quella di poter pestare il selciato che ancora riposa intatto sopra via dell’Abbondanza, in barba a tutti i documentari in 3D girati in 4K, a tutte le illustrazioni patinate e le ricostruzioni da Hollywood; poter respirare l’aria che tira fra le vigne antiche, camminare per i giardini della casa del fauno, poter sbirciare nella dimora del candidato al duumvirato Giulio Polibio, precursore nell’imbrattare le mura pubbliche con i manifesti elettorali, poter entrare nei panifici e nei bordelli, le lupanare con i letti in pietra, dove non è difficile immaginare quel che si consumava, visto che è ancora dettagliatamente illustrato sulle pareti.

E’ un bonus per l’immaginazione: tenete io vi do il disegno quasi finito, voi abbellitelo, coloratelo e definitelo.

La fortuna è che la bellezza conservata in questo posto riscopre i lacci col passato, una bellezza che ha ispirato Mozart e i Pink Floyd e che dovrebbe metterci all’erta su quello che lasceremmo di bello e di nostro, se domani un vulcano ci imprimesse per 2000 anni nel frigorifero della Storia.

Quello che ho visto è quello di cui si parla sempre quando si parla degli scavi, lo splendore accanto all’imminente catastrofe. Una lenta degradazione di un’alba che sembrava eterna.

E allora le speranze sono due:

– la prima è che prendiamo atto della nostra inettitudine e seppelliamo tutto, sperando che la civiltà che ritroverà Pompei sia messa meglio, più in grado di gestire una fortuna così sfaccciata;

– la seconda è che Angela Merkel, in visita proprio oggi a Pompei non decida di farlo diventare sito europeo con gestione teutonica;

Pompei è stato denominato “patrimonio mondiale dell’umanità” dall’Unesco nel 1997, ma non è servito a preservarla, come non ci sono riuscite le centinaia di milioni di euro stanziati dall’U.E, andati perduti  nelle solite tasche.

E allora sotterriamola o diamola in appalto. Un’idea anche per risolvere i problemi nell’immediato futuro perchè Pompei è un’occasione unica, ma che si è ripetuta anche altrove, per fortuna o purtroppo, quasi sempre in Italia.

 

 Edoardo Romagnoli

 

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