Le vie di B

In un paese senza memoria ha buon gioco chi mischia le carte, ad ogni mano e a suo vantaggio, senza la preoccupazione di dover seguire alcun filo logico con le mosse precedenti.

Nel ventennio berlusconiano gli slogan si sono avvicendati secondo l’esigenza del momento, concetti semplici, talvolta banali ripetuti con la frequenza di un mantra, nel tentativo di scacciare le accuse del momento, giustificando così se stesso e il suo elettorato.

Nella top ten berlusconiana degli insulti, oltre all’immancabile “comunisti” tanto duttile, da spendersi come jolly ad ogni corsa elettorale, ci sono da annoverare i puntuali attacchi alla magistratura ed ai suoi rappresentati.

Dal pacato “Giudici metastasi della democrazia” alla ormai celebre “toghe rosse”, sorella di “comunisti”, anch’essa spendibile in ogni stagione passando per “Magistratura ad orologeria” un altro evergreen scoppiettante.

Giudici, magistrati, tutti colpevoli di essersi accaniti contro l’uomo più potente d’Italia, di aver istruito un numero imprecisato, perché sempre diverso, di processi a suo carico, senza mai aver trovato niente di penalmente rilevante. Senza mai una condanna.

Una magistratura piena di preconcetti che lo ha costretto a proteggersi con le famose leggi ad personam, per poter continuare a svolgere il suo lavoro serenamente, in nome del paese e “…di quei sette milioni di italiani che mi hanno votato.”

Il primo agosto di quest’anno la condanna arriva, 4 anni, di cui tre coperti dall’indulto e un numero di anni, ancora da definire (fino ad un massimo 3 anni), nei quali non potrà accedere alle liste elettorali.

Il gioco non cambia, la magistratura era prevenuta prima, adesso che lo proclama colpevole con sentenza definitiva lo è a maggior ragione.

L’opposizione, nonostante Violante e un’ignavia universalmente riconosciuta, diventa improvvisamente un partito ostico e antidemocratico.

Intento ad utilizzare metodi extra politici per far fuori il leader dello schieramento avversario, imbattibile (eccezion fatta per Prodi) nelle urne.

Nel frattempo è piombata sul cavaliere la legge Severino che parla chiaro:

a) si applica per reati superiori a 2 anni;

b) valida anche per chi beneficia dell’indulto o della grazia, atti che cancellano la pena, ma non il reato;

c) è prevista la decadenza anche nel caso in cui i requisiti vengano a mancare durante il mandato, all’art. 3 viene specificata la procedura da mettere in atto;

d) Incandidabilità per 6 anni, anche in assenza della pena accessoria;

Legge Severino che altro non è che l’ex legge Alfano portata in Consiglio dei Ministri nel 2010.

Una vera beffa, una sua legge che adesso rischia di lasciarlo senza immunità, eventualità che farebbe rischiare seriamente il carcere a Berlusconi, vista la recente condanna e i nuovi processi all’orizzonte.

(Ruby ter e il caso De Gregorio)

Così la costosa e rodata macchina difensiva del Cavaliere si muove, con l’unico obiettivo di perdere tempo, tentando di conservare intatta l’immunità che gode da senatore della Repubblica.

Perdere tempo, ma come? Intanto diversificando l’azione.

Il piano di Berlusconi prevede più possibili fughe, alcune probabili altre meno, qualcuna sconsigliata.

1. I ricorsi in Europa sono due: uno alla Corte europea dei diritti dell’uomo e uno alla Corte di giustizia dell’Unione Europea. I tempi sono lunghi, per la corte di Strasburgo si parla di 3/4 mesi solo per sapere se verrà accolto o meno il ricorso. I motivi di questo ricorso sono tre:

a) bloccare i lavori della Giunta per le elezioni;

b) dimostrare la non retroattività della legge Severino, cercando di dimostrare che non si tratta di una legge di natura amministrativa, ma penale;

c) chiedere una tutela del diritto del cittadino Silvio Berlusconi a far parte della vita pubblica italiana, nonostante la condanna per frode fiscale;

2. Far riaprire il processo per presunte irregolarità o non completezza della documentazione. Ipotesi complessa e difficilmente realizzabile, si tratta di un processo che si è svolto durante l’arco di un decennio. Difficile dimostrare di avere trovato, adesso, elementi nuovi e convincenti per far riaprire un processo del genere;

3. Chiedere la grazia è sconsigliabile, oltre che inutile. La grazia è necessario chiederla e per chiederla si necessita prima di un’ammissione volontaria della colpa, questa cancellerebbe la pena, ma non il reato. La Severino (legge N190, 6 Novembre 2012) è valida anche per i beneficiari della grazia e questo renderebbe questa mossa inutile;

4. Ricorso alla Corte Costituzionale per incostituzionalità della legge Severino, cercando di dimostrare la sua “presunta” natura penale (secondo i legali di B. “decadenza” e “incandidabilità” sono sanzioni di tipo penale), che si scontrerebbe con la retroattività (art.25 della Cost.). Altra mossa per bloccare i lavori della Giunta per le elezioni e altra mossa contraddittoria. Nè Berlusconi, nè i suoi legali possono ricorrere alla Consulta, così dovrebbe essere la Giunta stessa a ricorrere al giudizio dei 15 giudici. In pratica il Parlamento che dopo aver votato a favore di una legge, senza sollevare alcun dubbio di costituzionalità, decide di consultare a posteriori la Corte di Cassazione per sapere se ciò che aveva votato è costituzionale o meno. Un vero paradosso;

5. Le dimissioni. Già, ma con le adeguate garanzie, leggere fra le righe: “NON MANDATEMI IN CARCERE”;

Mentre il mondo si interroga su chi deve e se ci deve essere un tutore dell’ordine mondiale, l’Europa cerca di capire come uscire da una crisi economica che sembra non passare mai e l’Italia danza nelle sue stanze spoglie, semivuote e malinconiche, il solito valzer.

Edoardo Romagnoli

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