Un altro calcio(mercato) è possibile

La notizia da prima pagina è quella che deve far vendere, quella mainstream, quella più clamorosa, più digeribile, su cui il pubblico può dividersi e difatti si divide, può discutere e puntualmente discute, si indigna per un giorno o due per poi passare a quella successiva, mentre scivolano via silenziose le storie da ultime pagine.

Quest’estate le prime pagine sportive di tutti i periodici del mondo, virtuali o cartacei che fossero, hanno recitato tutte il medesimo spartito, che più o meno diceva questo: ” Bale al Real Madrid per 100 milioni. Il primo gallese nella storia dei blancos è anche l’acquisto più costoso della storia del calcio. Il calciatore avrà un ingaggio da 10 milioni di euro.”.

Molto si poteva scrivere ed infatti molto è stato scritto sui perchè e su tutte le conseguenze etico morali che questo trasferimento principesco in tempi di crisi si porta dietro.

Il fatto è che non voglio parlare di Bale, perchè sfogliando la Gazzetta ho trovato una storia che se non fosse così bella, sarebbe anche potuta entrare nella rubrica “Storie dell’altro calcio” della Domenica sportiva.

Spesso, per rendere più forte e credibile una critica, si rende necessario pensare ad un modello diverso, differente da ciò che si critica, per costruire un’alternativa possibile, utile anche solo per “fare da modello”.

Questa è una storia che meglio di mille dibattiti ci permette di avere un modello diverso a cui guardare, per “soppesare” la realtà. Una storia che ci permette di rappresentare gli estremi opposti, di confrontarli di modo che sia più facile stabilire il giusto equilibrio, la via mediana da prendere a metro.

Robert Pires

Siamo nella calda estate greca, nell’Attica orientale, più precisamente a Rafina, piccolo comune di 10 mila abitanti, derubricato a frazione dopo una riforma del 2011. Si gioca una partita valida per il campionato dilettantistico fra la squadra locale, lo Storm Rafina e l’AO Mykonos.

La Grecia non se la passa molto bene e il suo calcio non è mai stato un gran che, nemmeno ai tempi d’oro.

A tutto questo c’è da aggiungerci che non siamo alla prima giornata della Souper Ligka Ellada, ma di un campionato dilettantistico, greco.

Per onor di cronaca il campo non era “qualche ciuffo d’erba in mezzo alla polvere”, ma un discreto campetto in sintetico incastonato in un parcheggio residenziale.

Si comincia. I beniamini dello Storm non hanno ancora smaltito la delusione di una campagna acquisti inesistente che l’AO Mykonos va in vantaggio.

I ragazzi in maglia nera non ci stanno e in un rapido ribaltamento di fronte vanno a pareggiare. Storm 1 AO Mykonos 1. L’euforia del gol accende gli animi della curva, che noncuranti dell’inesistenza di una vera e propria curva si continuano a fregiare del titolo.

Per un attimo si dimentica tutto, la delusione dell’anno scorso e una magra campagna acquisti, poi arriva il sorpasso. Una doccia fredda.

Sugli spalti si leva sabbia e delusione. Storm 1 AO Mykonos 2. I dirigenti cominciano a sentire il peso dell’ignavia. Il calcio mercato sta chiudendo, la tifoseria è scontenta, il mister voleva un centrocampista a sinistra per completare un 4-4-2 alla Sacchi che ha fatto scuola in Grecia e nel mondo, ma la crisi è stata più forte di ogni richiesta. Il presidente ha chiuso i rubinetti: ” Fate con quel che avete”. Già, ma hanno ben poco in campo.

E allora mi immagino la scena. L’arbitro ha appena fischiato la fine del primo tempo e il dirigente, fino ad ora rimasto appollaiato sulla panchina, può finalmente staccare gli occhi dal campo.

E pieno di pensieri guarda i tifosi, sconsolati e arrabbiati. Loro lo avevano detto che ci voleva un giocatore, almeno uno, per rinforzare la rosa.

Vaglielo a dire che il Presidente ha chiuso il rubinetto, che ne sanno quelli di politiche aziendali, di bilanci, quelli vogliono solo venire allo stadio e vincere, battere gli avversari, specialmente in casa. Il calcio è uno spettacolo, se non c’è chi fa spettacolo che senso ha?

Questi guardano i telegiornali, leggono i giornali, solo quelli sportivi, e sognano, vedono gli sceicchi che fanno la campagna acquisti con la lungimiranza di un bambino che accumula le figurine dei nomi più forti, i blaugrana che prendono Neymar, stella del Brasile, poi vengono al campo e vorrebbero sognare. Ma se non c’è nessuno che fa sognare come si fa?

Adesso è lì con gli occhi strizzati e una mano tesa sulla fronte a pararsi dal sole, a sfruttare quella piccola fetta d’ombra per sondare gli spalti. Smarrito gira avanti e indietro come se qualcosa lo stesse attirando. Il suo non è un gesto simbolico, non sta buttando un occhio sugli spalti, quello là è talmente disperato che sta cercando qualcosa fra gli spalti. Una soluzione, la soluzione al suo problema, almeno a quello di adesso. A quell’ 1-2 che pesa come un macigno.

Queste cose finiscono sempre male, il fatto che si raccontino ne è la prova lampante, ma qualche volta l’impossibile diventa possibile anche senza pubblicità.

E allora succede che sugli spalti, in piena estate greca, in una frazione dell’Attica orientale, a vedere la partita seduto su quegli spalti c’è uno come Robert Pires. Campione del mondo con la Francia nel 1998, campione d’Europa nel 2000 e della Confederations nel 2003, insomma non uno qualunque.

Immagino la faccia, l’espressione catatonica e la corsa fulminea di un uomo di mezza età che prima dell’inizio del secondo tempo deve riuscire a convincere un ex calciatore, ritiratosi da due anni, a lasciare le infradito per mettersi la divisa dello Storm e ribaltare il risultato.

L’operazione è impossibile, ma riesce. Un contratto da un giorno, ma che dico da un tempo, quel che basta per rimontare la partita e, possibilmente vincerla, di cifre non se ne parla. Si sa il calcio greco e non solo oramai naviga a vista e il reparto finanze non fa eccezione. Pires entra in campo, non è il Santiago Bernabeu. Il pubblico applaude, non è quello dei blancos.  Non cento milioni, ma gratis, perchè il calcio è bello e chi lo ama e lo ha amato profondamente lo gioca per il gusto di farlo. In termini costi/benefici non c’è Bale che tenga. Massimo risultato con il minimo dei costi, mentre il gallese per quanto bene possa fare, dovrà risultare veramente decisivo per compensare la spesa.

Insomma una bella storia, non solo per il calcio. Il resto lo potete ammirare qui.

Storm Rafina – AO Mykonos 3-2

Edoardo Romagnoli

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