Oscar Giannino e il master fantasma

Oggi che la lista non ha superato la soglia per entrare in Parlamento, quanto ha pesato l’innocente balla del candidato?

«Giannino ha mentito. dichiarando di avere un Master alla mia università anche se non era vero. »

E’ passata solo una settimana da queste parole scritte da Luigi Zingales sul suo profilo Facebook Immaginenel quale comunicava la sua decisione di ritirare il proprio appoggio alla lista “Fare per fermare il declino”, dopo aver verificato l’inesistenza del millantato master alla Chicago Booth dell’ormai ex candidato premier Oscar Giannino.

Proprio Giannino mercoledì sera, ospite alle « Invasioni Barbariche », conferma la decisione di ritirare la propria candidatura per preservare la lista dallo scandalo relativo ai suoi falsi titoli di studio.

Spiega di aver mentito « per due motivi: all’inizio per una sorta di poverta’ rivendicata, perche’ provenivo da una famiglia con pochi mezzi; e poi per divertimento… Io dadaista, ricamavo ».

Ma perché Giannino non lo ha detto a chi lo voleva candidare evitando ciò che poteva essere un terribile autogol a pochissimi giorni dal voto?

Pensava forse di non essere scoperto?

Ciò che appare chiaro sin da subito in questa vicenda è il suo ruolo di carnefice di se stesso, vittima del meccanismo virtuoso che ha contribuito a mettere in moto ed è anche per questo che non mostra rancore verso Zingales.

Sui motivi che lo hanno spinto a mentire, si possono ipotizzare due spiegazioni:

1- In un periodo di professori laureati alla Bocconi con specializzazioni in prestigiosi atenei oltreoceano per l’autodidatta Giannino il millantato credito ha rappresentato una sorta di difesa personale, un innocuo gioco per evitare situazioni imbarazzanti.

In una materia come l’economia non c’è la possibilità per l’oratore di mostrare al suo interlocutore gli effetti concreti di ciò che sostiene, dati i tempi lunghi con i quali si mettono in moto i meccanismi economici.

Così molto spesso si ricorre ad un mero sfoggio dei titoli, di modo che siano quelli a parlare per noi, perché non vi sia dubbio sulla validità di ciò che viene detto.

Lo spiega molto bene Gad Lerner in un post del suo blog:

« Quei signori lì sono soggiogati dal dovere di essere laureati (e lui ha lasciato che si dicesse in giro di averne ben due, di lauree, una in economia e una in giurisprudenza), altrimenti in Confindustria ti guardano dall’alto in basso. Se poi ci aggiungi la ciliegina del master a Chicago, per giunta vantandotene in un’intervista recente, allora t’illudi di emanciparti dalla tua condizione minorata di provinciale. Talentuoso, ma pur sempre provinciale, al cospetto delle maestà di uno Zingales, di un Alesina, di un Giavazzi. Giannino dalle lauree aleatorie poteva incantare una Marcegaglia e financo sfottere un Montezemolo.»

2- Un’altra, molto più semplice, la fornisce Vittorio Feltri a Sky Tg24 ed è da ricercarsi più nella personalità dell’ex candidato Premier: “Mi dispiace per l’uomo Giannino, ha delle grandi qualità, ma purtroppo ha pure qualche difetto, come tutti. Per esempio, soffre un po’ di mitomania, che l’ha portato a farsi male da solo”.

Mentre la maggior parte dei sostenitori del movimento, e non solo, si interrogano sulle varie piste da seguire per risolvere l’enigma Giannino persi fra la mitomania, la necessità, la defezione dadaista e i complessi d’inferiorità del loro ex leader, Silvia Enrico ha preso le redini del movimento e rappresenterà “Fare per fermare il declino” sino al congresso di fine maggio.

Edoardo Romagnoli

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