Un commento a Politica e sentimenti: Pasolini, Marx e la “rivoluzione antropologica”.

Quando sbagli, invece di digitare nell’apposito spazio del computer digiti a caso, che succede?

Dove vanno i dati che hai immesso? Prima o poi il sistema si inceppa.
Bisogna lottare per l’inesistente, lavorare senza un fine, lasciare il tempo dietro di noi e concentrarsi sull’espressione.
Il programma, la lista d’ingiustizie subite e tutto il recriminabile, deve essere lasciato al passato.

Basta tenere a mente il popolo dei morti, tutta la memoria è li, la vera lista infinita d’ingiustizia è li.
La vita è la prima espressione, il solo possesso.
Il sistema capitalistico devia l’attenzione verso l’esterno per privarci dell’unica cosa esistente: noi stessi. Bisogna tornare al primario, al genere necessario.
Quali sono i bisogni? Potremmo aver bisogno di niente come di tutto: questa può essere un’incognita?
Dalle rivoluzioni di massa alla spesa al supermercato: collettività, bisogno di collettività quindi d’annebbiamento dell’io, è come sporcarsi per poterci vedere meglio nello specchio che altrimenti resterebbe abbagliato e noi finalmente ciechi.
Senza essenza si passa alla funzione o all’ammasso di materia?
I piani sono differenti, ma tutto dipende dallo spettatore dalla sua azione pro.
Rivoluzioni ce ne sono state molte: svolte storiche, deviazioni necessarie tutte poi ricondotte al fiume originario, bisogni astratti convertiti in bisogni concreti dalle istituzioni; chiamarle svolte politiche è più appropriato.
Ma la ribellione non è ancora accaduta.
Tornare neutri, senza colore, non rendersi pittoreschi; invece dare colore ad una nuca straniera, renderla visibile e lasciare al buio la nostra così da non porla nell’ottica a specchio delle somiglianze.
Dal nero si dirama la gamma degli altri.
Non esistono obiettivi comuni, qui sta la diversità che Marx non smette mai di sviluppare.
è come cadere da un padiglione bassissimo verso l’alto, un’ascesa dequalificante e le ore si perdono insieme alle voglie.
Cercare di cambiare l’intorno anche se sai che sarà sempre uguale, aveva ragione, il cane che prima ulula poi urla anni dopo ma sempre il cane, solo il cane, il cane solo davanti ai significati.
Marx e la magagna del lavoro come estrinsecazione delle capacità proprie di ogni uomo, lavoro complesso visto come semplice potenziato solo per chiudere il cerchio. Nessuno conosce le proprie capacità, è già complesso riconoscersi tutte le mattine nello specchio. Semplicemente ci troviamo. Marx doveva combattere contro la storia che ci ha resi schiavi. Potrebbe essere tutto così spontaneo, potrebbe non esserci questo circolo che ci stringe il collo.
Pulisco il lavello poi è di nuovo sporco, mi strucco ma resta sempre la traccia nera sotto gli occhi.
Questo è il giogo. Diventare catena o restare incatenata? La catena non scompare mai dalla frase.
Marx solo quantitativamente umano, le possibilità restano chiuse: la società non esiste, è un astratto che non può tornare concreto, il feticismo dipende da questo.
La merce è nulla, è già storia.

 

Valeria Montebello

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