E non è una sciarpa a morire, di Matteo Monti.

“Mio fratello è stato etichettato come ultras della Lazio, estremista di destra, tifoso violento.
A livello istituzionale e giornalistico, tutti hanno preso le distanze, quando non condannato.
Pochi prendevano le difese della mia famiglia.
Ci fu chi arrivò ad affermare, in un articolo, che “Gabriele se l’è andata a cercare, quella pistolettata”.
Al contempo, non ci si azzardava a criticare l’operato delle forze dell’ordine. Si diceva che non fosse necessario generalizzare per un singolo irresponsabile, che era sufficiente criticare e prendere le distanze.
I soliti atteggiamenti tiepidi, senza avere il coraggio di esporsi contro le istituzioni, secondo un principio inviolabile, che molti vorrebbero MAI messo in discussione: LO STATO NON SBAGLIA MAI!
Io credo, invece, che in uno stato civile, chi sbaglia, anche se indossa una divisa, debba pagare per gli errori commessi, altrimenti si scardina lo stato di diritto e, per ripristinarlo, bisogna scalare le montagne.
Nelle forze dell’ordine esiste un corporativismo che in alcuni casi si rivela dannoso, antigiuridico.
Se un civile sbaglia, nessuno lo difende; se a sbagliare è un poliziotto, invece, questi potrà godere di garanzie particolari.
Si crea uno scollamento tra la società e coloro che credono di essere al di sopra delle leggi.
E queste zone di protezione sono dannose per le istituzioni stesse.
NON DOBBIAMO far percepire all’esterno che i cittadini in divisa abbiano più diritti di chi non la indossa:
perchè in questo modo, si demoliscono i BASILARI PRINCIPI DI DIRITTO”.

Le parole appartengono a Cristiano Sandri, fratello di Gabriele, un ragazzo che, come molti, quando ancora non vi erano blocchi e restrizioni ad impedirlo, amava seguire la sua squadra di calcio in giro per l’Italia.
Un ragazzo che dormiva, sul sedile di quella Renault Scenic che mai più lo vedrà svegliarsi. 
E che è stato UCCISO, mentre SOGNAVA.
A cinque anni dalla sua morte, o per meglio dire, dal suo OMICIDIO, la triste vicenda dell’11 novembre 2007, quella di GABRIELE SANDRI, scuote, e continuerà a farlo, le coscienze di noi che abbiamo assistito alla tragedia con quel coinvolgimento, tipico di chi subisce una sottrazione.
Umana.
Intollerabile.

“Voleva colpire la macchina e l’ha colpita” affermava il 14 febbraio 2012 il sostituto procuratore della cassazione, Francesco Iacoviello.

Ma …
PERCHE’ voler colpire un SOGNO?

PERCHE’ ritardare di dieci mesi le scuse ad una famiglia vista privatasi del proprio figlio ancora assonato, dall’ennesima serata passata tra dischi e mixer (una delle passioni più forti di Gabriele).

PERCHE’ un ritardo di due anni e due mesi per riuscire ad ottenere la SOSPENSIONE dell’agente coinvolto?

PERCHE’ così tanta INCOSCIENZA da arrivare a sparare nel bel mezzo di una delle autostrade più trafficate d’Italia?

E infine…
PERCHE’ un ragazzo non deve svegliarsi più dal sonno solo perchè “colpevole” di DORMIRE, e di SOGNARE?

Come ogni martedì, dalle 21 alle 22, suwww.radioluiss.it, “Storie da Caffè – Malapolizia” vi racconta cosa succede nel momento in cui il CONTROLLORE smette di CONTROLLARE perchè NON CONTROLLATO, e come muore, un RAGAZZO ITALIANO, per mano del suo STATO.

Matteo Monti

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