38. Ynes

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

 

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Ynes, la piu’ bella del villaggio

Le avevano disposte in fila lungo le mura della moschea. Il vento caldo alzava la sabbia e il sole sembrava riflesso in ogni roccia e quegli uomini erano spuntati all’improvviso dal deserto cavalcando rumorose Toyota bianche. Le donne si guardavano fra di loro e guardavano Ynes.

Ynes era bella, bella a tutti gli occhi, bella per ogni canone. Ynes era bella fin da piccola, tanto che in molti quando la videro per la prima volta si chiesero se quel dono fosse di buon auspicio, fosse un indizio di una vita felice o un risarcimento anticipato per sopportare meglio le difficolta’ lungo il cammino.

Lì, in fila su quel muro, quella domanda silenziosa che nessuno ebbe mai il coraggio di formulare ebbe la sua risposta. Presero Ynes e nessuno la rivide più.

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37. Aurelia

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Aurelia, romana d’adozione

Avevo una bella casetta in provincia con un bel giardino, tre bagni e un garage. L’ho venduta e ho preso un mutuo trentennale per comprarmi 70 metri quadri nella periferia di Roma.

 

 

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36. Andrea

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Andrea, il deluso

Un bel testo affronta il suo tempo senza paura, una bella canzone affronta il tempo senza paure. Eravamo in una piccola casa di un piccolo paese di provincia nascosto fra le montagne. Lui era il mio mito, conoscevo ogni aspetto della sua vita e tutte le parole di ogni sua canzone, anche di quelle brutte. Lo osservavo in silenzio mentre si preparava del thè bofonchiando sui tempi andati e su tutto ciò che era e adesso non è più.

– L’ Internet, l’internet è la rovina

– Maestro, ma Internet non è niente, è un baule, un sacco vuoto.

– Se non c’era l’internet ci saremmo risparmiati tante cazzate

– Si potrebbe dire lo stesso dei bar di provincia

– Già, ma almeno da lì non uscivano

– E lei dice che era meglio così? Che le gente tornasse a casa convinta che la verità fossero quelle belle parole dopo il sesto bianchino? Adesso almeno se scrivono una cazzata sanno di doversi prendere le responsabilità di ciò che dicono.

– Rimarrano lo stesso convinti che la verità sia la loro, alla stessa maniera di quelli del bar, ma facendo molto più rumore.

Mi dispiaceva, ma non perché la pensasse in modo così diverso da me, ma perché si rivelava un uomo chiuso. Il mio mito si stava rivelando per ciò che era, un uomo in carne ed ossa con i suoi pregi, i suoi difetti e le sue piccole fissazioni. Era colpa mia? Non lo so, ma se non si idealizzano i miti chi si deve idealizzare? Pensavo semplicemente volasse più alto di tutte le piccolezze umane e che da lassù, a quelle quote riuscisse a partorire quelle parole, quelle belle parole in musica.

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35. Filippo

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Filippo, lo scettico goloso

Il troppo stroppia, mi dicevano, ma non ci credevo. Continuavano a ripetere che gli adagi popolari hanno un fondo di verità e che preso in dosi eccessive anche l’antidoto può diventare veleno, ma a me non andava giù. E allora mi comprai l’unica cosa di cui ero sicuro di potermi ingozzare, presi gli orsetti di gomma, ne presi tanti, troppi. Andai a casa, mi misi a sedere su una sedia del tavolo in cucina e iniziai a mangiarne uno dopo l’altro, non finivo di masticare il primo che iniziavo già con quello successivo, pescato alla cieca dentro l’insalatiera in cui li avevo riversati. Iniziai a sentirmi male che non si vedeva ancora il fondo, ma continuai per orgoglio, poi vomitai e mi sembrò che il peggio fosse passato, ma quando vomitai per l’ennesima volta capii che qualcosa stava andando storto. Mi ricordo di essermi chiuso in bagno, seduto al buio sulla tazza, tiravo lo sciacquone in maniera ossessiva, poi è come se in quell’acqua mi ci fosse finito anche il cervello.

 

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34. Ludovica

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Ludovica, semplicemente diversa

Non è semplice essere diversa. Ci vuole tutta una personalità di cui andare sicuri per rendersi differenti dalla massa. Ludovica ci provò comunque. Si tagliò i capelli quando andavano lunghi, se li tinse di rosa, abbandonò la ceretta e tutti quegli orpelli da donne, si addobbò di piercing, si vestì completamente di tatuaggi, si allargò così tanto i lobi delle orecchie che senza dilatatore sembravano due tette avvizzite, si fece ingiallire i denti come segno di protesta verso qualcuno di cui nessuno sapeva niente. Solo che la massa si contrae, accoglie e respinge come un buco di culo e si fa presto a fare la fine degli stronzi. Si ritrovò sola, respinta da tutti, ma senza la voglia di cambiare, di uniformarsi per piacere. Decise di mettersi sotto al sole e di lasciarsi sciogliere, perché va bene morire, ma non come tutti.

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33. Edoardo

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Edoardo, l’egoico

Forse per noia, forse per riempire un vuoto, decise di prendersi un impegno: scrivere ogni settimana un piccolo racconto.

 

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32. Gianna

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Gianna, passeggera disponibile

In attesa di decollare stavo leggendo un romanzo preso a sconto seduta al 30 D, quando mi sentii picchiettare sulla spalla.

– Sì?

– Scusi le dispiace se facciamo a cambio di posto? Vorrei stare vicino ai miei figli

– Che posto ha?

– 1A

Pensai che in prima fila si possono stendere le gambe e questo mi bastò per accettare. E poi avevamo già 35 minuti di ritardo per colpa di una riccia che si rifiutava di far imbarcare la sua valigia, nonostante non entrasse nella cappelliera, con tragedia annessa. Mi ringraziò stupidamente una decina di volte prima che potessi sedermi nuovamente.

Mai avrei pensato che quell’aereo si sarebbe schiantato poco dopo e che a salvarsi sarebbero stati tutti quelli seduti in coda.

 

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31. Lucio e Paolo

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

Dubai

Lucio e Paolo, turisti per caso

  • Non lo so, eppure mi viene più facile immaginare che siamo un caso
  • Il caso non significa niente, è una formula
  • E allora chiamala formula, siamo una formula che è stata scoperta
  • Una combinazione
  • Tipo
  • Dai e ridai abbiamo aperto la cassaforte
  • Però qualcuno questa combinazione la deve pur aver messa
  • In effetti…
  • Cioè tipo la coca e le mentos quando esplodono, magari i produttori della coca cola e quelli delle mentos non lo sapevano che stavano confezionando separatamente due componenti di una bomba, ma queste reagiscono a prescindere perché è la chimica
  • La natura
  • Sì, più che la natura direi la chimica, ma il concetto è quello…
  • E quindi?
  • E quindi noi siamo esplosi e dopo anni di evoluzione eccoci qua, che continuiamo a nascere, crescere e a sognare di non morire per essere puntualmente smentiti
  • Una formula
  • Una formula, ora resta da capire chi è il Pemberton della situazione
  • Chi?
  • L’inventore della formula
  • Già

Il silenzio che si creò fu di riflessione più che di imbarazzo.

  • Fra tutte preferirei credere nella reincarnazione perché in fondo la cosa che più mi fa paura è il fatto di avere una sola possibilità…
  • Io alla prima non faccio mai niente di buono
  • A chi lo dici
  • Beh comunque anche il Paradiso non è male
  • A parte che non c’è niente di bello a stare per l’eternità come un ebete fra le nuvole, quello che non si capisce del Paradiso è cosa bisogna fare per entrarci, diciamo ha dei requisiti di accesso un po’ troppo vaghi per una cosa così importante
  • Una vita in clausura e poi scopri che non c’è nessuno
  • No zitto, non me lo fare neanche immaginare
  • Però alla fine tutto questo fardello che partorisce sensi di colpa ci ha fatto bene, ci ha permesso di non cannibalizzarci
  • Boh, non so quanto ci ha fatto bene e quanto ci ha danneggiati, l’unica cosa che so è che mi pare che ci sia fin troppo mistero in questo universo per crearne di fittizio

Dubai da lassù sembrava un modellino in 3d.

  • Perché siamo dovuti finire quaggiù?
  • Mi sembrava un luogo simbolico dei tempi che rifiutiamo
  • Allora per completare il quadro mi fumo una sigaretta
  • Io inizio a mangiare – disse stringendo una piccola bacca verde fra l’indice e il pollice

I frutti verdi del conium maculatum, volgarmente detta cicuta, sono altamente velenosi per l’uomo, pochi grammi conducono alla morte per paralisi.

  • Molti la scambiano per cerfoglio, anche come prezzemolo selvatico…in realtà basterebbe spezzare il gambo e sentirne l’odore
  • Di cosa odora?
  • Di pipì di gatto
  • Buona
  • Dici che ci saremmo potuti servire meglio?
  • Va beh facciamo che considero la cena di ieri l’ultimo pasto
  • Temo che sarà un po’ doloroso
  • In che senso?
  • Nel senso che all’inizio potremo sentire un forte mal di pancia
  • E poi
  • E poi convulsioni, problemi motori
  • Va beh problemi motori che ti frega tanto qua dobbiamo stare
  • Per le convulsioni siamo rimasti digiuni per quello, no?
  • Sì, spero bastino 24 ore perché ieri ci siamo strafogati
  • Ho capito e che facevamo l’ultima cena al sacco coi panini?
  • No, no, ma infatti abbiamo fatto bene
  • Andrà tutto bene
  • Speriamo
  • Soprattutto speriamo che questi qui trovandoci insieme in camera non pensino che siamo una coppia gay
  • E che ci fanno, ci ammazzano?

Scoppiarono in una risata becera.

  • Comunque il conto alla fine lo pagherai te, perché la carta che abbiamo messo è la tua
  •  Porca troia! Questo non me lo perdoneranno veramente a casa.

Continuarono a mangiare frutti verdi di cicuta da una posacenere d’argento finemente decorato prima di accasciarsi al suolo in cerca di un ultimo respiro.

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30. Asan

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Asan, passeggero

Valigie piccole, cibo scadente e sedili stretti e la chiamano modernità. Il futuro di massa è a misura di povero, ma sognano tutti la prima classe. Mi trovavo a pregare con il gomito di un infedele conficcato nelle costole, come si fa a concentrarsi sul martirio quando devi combattere con gli avambracci per un posto sul bracciolo?

– Signore vuole partecipare alla nostra lotteria?

– No, grazie

– Oggi abbiamo una super offerta, 5 biglietti a soli 10 euro.

– No, grazie

– Neanche se le dico che è per beneficenza?

– Beneficenza a chi?

– Ai bambini dell’ospedale Tecnoipermoderno della santa Maria Addolorata

– No, grazie

– Le posso offrire un cocktail a 9 euro?

– Lei ha un concetto strano della parola offrire…comunque sono astemio

– Astemio, siete rimasti in pochi. Sareste da sposare!

Non era quello il momento, ma in quel pozzo del peccato abitato dai vizi non avrei resistito oltre.

La guardai dritta negli occhi mentre mi alzavo cercando di rimanere in piedi in quel pertugio che divideva le file dei sedili, poi la abbracciai e mi feci esplodere in un tripudio di snack salati e dolci.

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29. Vittorio Emanuele III

Una storia, corta o lunga che sia, una storia a settimana fino alla fine dell’anno. Una raccolta dal titolo cupo, ma che ben descrive certe scelte che ogni giorno prendiamo e le loro conseguenze, da cui spesso è difficile venire fuori indenni.

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Vittorio Emanuele III, re d’Italia

27 Ottobre, 1922

Essere Re non è un lavoro come gli altri, è un destino da compiersi.

“Queste decisioni spettano soltanto a me. Dopo lo stato d’assedio non c’è che la guerra civile. Ora qualcuno si deve sacrificare.”

Non lo volli fermare, Dio l’avrebbe fatto se avesse voluto, io dovevo lasciare questo Paese in mani forti, dovevo rimanere Re, risparmiare all’Italia un Duca sovrano, dovevo anche io pensare alla famiglia.

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